La buona notizia della sessualità
Buona notizia è la traduzione greca dell’espressione εὐαγγέλιον (euangélion), cioè vangelo. Nell’ambito religioso, spesso, la sessualità viene relegata alla sfera morale e quindi declinata in una serie di precetti o, ancor peggio, in norme che cercano di indicare cosa sia peccato e cosa non lo sia.
Per comprendere davvero cosa significhi la sessualità, è necessario andare a vedere cosa insegna la rivelazione cristiana. Corinto era una città pagana e vi si praticavano attività come la prostituzione. I Cristiani che abitavano in quella città chiesero, quindi, a San Paolo come dovessero vivere e comportarsi anche in merito agli usi e costumi di coppia. A questa comunità di fedeli, San Paolo spiegò come dovessero vivere le loro relazioni affettive e il rapporto con il proprio corpo.
Si può dire – in sintesi - che, avendo l’uomo il libero arbitrio, ad ognuno è data la libertà di fare ciò che vuole, ma vi sono comportamenti edificanti ed altri no. In tal senso è di grandissima importanza la frase: “Glorificate Dio nel vostro corpo”. È fondamentale evidenziare come San Paolo non dica di stare in guardia dal corpo, anzi dice di glorificare Dio proprio con il corpo, anche attraverso l’atto sessuale. Dice infatti, l’Apostolo: “Voi siete il tempio dello Spirito Santo”.
Il corpo è quella dimensione in cui si manifesta l’opera, il disegno di Dio, che è sempre un percorso di salvezza e di redenzione. Redenzione che si applica in maniera forte e straordinaria nel nostro essere umani. Fin dalla “Genesi” è, infatti, presente il concetto dell’uomo e della donna come “Imago Dei”: l’essere umano è stato creato per rappresentare ed esprimere, con il suo vissuto, l’Amore di Dio. L’amore nell’esperienza umana si realizza nella comunione tra uomo e donna, che poi genera attrazione.
Benedetto XVI, nell’enciclica “Deus Caritas Est”, dice che “eros e agape” devono stare insieme. Gli Antichi, invece, avevano isolato Eros e l’avevano anche rappresentato e divinizzato. Grazie a Gesù, sappiamo che l’amore umano è espressione dell’Amore divino. Anche nell’amore, però, vi è l’esigenza di essere sempre attenti e vigili al tema del peccato. Non è un caso che Gesù, secondo il Vangelo di Giovanni, cominci la sua predicazione proprio dalle nozze di Cana, compiendo quel segno bellissimo che è la creazione del vino nuovo, trasmutando quell’acqua che ha bisogno di essere rinnovata. Gesù ci ha dato il modello di questo amore che è eucaristico, essendo un dono che si caratterizza con una nuzialità che contraddistingue poi tutta la nostra vita.
Tale invito lo troviamo anche nel testo dell’“Apocalisse” con la sentenza: “Beati coloro che parteciperanno alle nozze dell’Agnello”. Questo è il compimento della nostra vita, ovvero quell’unione nuziale piena e definitiva con il Signore che nel cammino terreno può avere una forma di verginità sacramentale o una forma sacramentale nel matrimonio. Il matrimonio rappresenta la buona notizia di un amore redento e realizzato in pienezza, come ricorda San Paolo nel capitolo 5 della “Lettera agli Efesini”. Questo mistero è davvero grande, in quanto relativo all’annuncio di Cristo e alla Chiesa, ma anche all’amore umano. Proprio questo annuncio è la buona notizia che diviene l’elemento costitutivo dello sguardo cristiano sulla sessualità. Il Vangelo ci riveste di grande responsabilità in questo cammino che dobbiamo percorre quando entriamo nell’orizzonte della buona notizia che Cristo è venuto a darci, anche rispetto alla sessualità umana.
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