La fertilità tra pandemia Covid 19 e vaccini
La Pandemia Covid-19 ha innescato diversi dubbi e perplessità riguardo l’utilizzo delle vaccinazioni, in quanto causa di possibili quadri patologici. Spunto di riflessione è stata l’analisi della possibile correlazione tra Virus-Sars2, fertilità nei due sessi e vaccinazioni: è stato ipotizzato che i vaccini somministrati contro il Covid-19 potessero avere un impatto sulla fertilità femminile e maschile. Durante la sperimentazione dei quattro vaccini utilizzati in Italia non è emersa alcuna attività nociva nei confronti della fertilità, né un aumento del rischio di aborto e/o malformazioni in gravidanza. Sotto l’aspetto biologico, non c’è ragione di pensare che questi vaccini possano alterare la capacità riproduttiva.
Tutti i vaccini anti Covid-19 utilizzati in Italia inducono una reazione immunitaria contro la proteina Spike, ossia la struttura a punta che permette al virus di agganciare le cellule e penetrare al loro interno. L’ipotesi dell’impatto negativo sulla fertilità da parte del vaccino, che ha avuto notevole eco, alimentando un clima di sfiducia e paura, è stata smentita confrontando la struttura delle due proteine, che presentano solo poche sequenze di aminoacidi in comune. In sostanza, il dubbio iniziale ha avuto origine da un ex ricercatore della Pfizer che sosteneva la presenza di somiglianze tra la struttura molecolare della proteina Spike e quella della Sincitina-1, prodotta dall’organismo umano e fondamentale per lo sviluppo placentare. Secondo il ricercatore il sistema immunitario, stimolato dal vaccino a reagire contro la proteina Spike, avrebbe potuto attaccare anche la Sincitina-1, interferendo così con lo sviluppo della placenta e rendendo le donne vaccinate di fatto sterili. La cross-reattività tra la proteina Spike e la Sincitina-1 non è stata comprovata.
All’epoca in cui i vaccini Covid-19 sono stati autorizzati, i dati su eventuali rischi in gravidanza erano ancora pochi, tanto che inizialmente i dubbi potevano esser plausibili e giustificati. A maggio 2021, la Società Italiana di Ginecologia ed Ostetricia, l’Associazione Ostetrici & Ginecologi Ospedalieri Italiani et Al. hanno pubblicato un Position paper sull’argomento affermando che “le donne che pianificano una gravidanza, nell’immediato post-partum o che allattano possono essere vaccinate a seconda della loro età e del gruppo di rischio clinico”.
La raccomandazione di aspettare un certo intervallo di tempo dopo una vaccinazione prima di cercare un concepimento è valida per chi riceve un vaccino che contiene virus vivi attenuati, mentre i 2 vaccini anti Covid-19 a RNA messaggero non contengono virus e quelli a vettore virale contengono adenovirus modificati non in grado, pertanto, di riprodursi.
Anche la guida della Federazione SIGO “Gravidanza e Vaccinazione anti COVID” contesta qualsiasi legame tra i vaccini e la fertilità ed afferma che “non ci sono assolutamente prove e nessuna ragione teorica per cui uno qualsiasi dei vaccini possa influenzare la fertilità di donne e/o uomini”.
Ed ancora, in considerazione del fatto che la gravidanza è un fattore di rischio per malattia grave da Covid-19, le donne in gravidanza devono essere considerate una popolazione fragile nei confronti dell’infezione da Covid e la vaccinazione è uno strumento per proteggere le donne e, di conseguenza, i neonati. Le donne in gravidanza non vaccinate hanno un rischio sostanzialmente più elevato di avere bisogno di cure ospedaliere per il Covid-19 rispetto alle donne vaccinate. Inoltre, la vaccinazione, riducendo il rischio di contrarre il Covid-19 in gravidanza, tutela la donna e il feto da complicanze che si possono presentare legate proprio alla patologia del Covid.
Presso il Centro Ricerca e Studi sulla Salute Procreativa dell’Università Cattolica di Roma, è stato condotto uno studio con una revisione sistematica della letteratura e metanalisi che ha incluso 20 studi pubblicati fino a marzo 2022. La metanalisi di cinque studi riportava come “indice di fertilità” nei maschi la motilità degli spermatozoi. Non è stata dimostrata alcuna differenza riguardo la motilità tra prima e dopo la somministrazione dei vaccini. È stata, anzi, riscontrata una concentrazione maggiore degli spermatozoi dopo la vaccinazione. Inoltre, non è stata trovata alcuna differenza significativa tra le donne vaccinate con un vaccino a mRNA e quelle non vaccinate per quanto riguarda il tasso di gravidanza. E ancora, non è stata trovata differenza tra gli uomini vaccinati con il vaccino Sputnik e gli uomini non vaccinati. A livello endocrino, i dosaggi ormonali di testosterone, FSH ed LH non hanno mostrato variazioni rispetto ai range di normalità.
Probabilmente nella storia del vaccino contro il Covid-19 ha avuto un apporto notevole l’aspetto emotivo delle persone, che si sono dovute confrontare con una situazione emergenziale e nuova. L’evidenza scientifica, a volte, non è sufficiente. Tuttavia, è importante provare a fornire giuste informazioni e strumenti per nutrire il pensiero critico delle persone, soprattutto di quelle più scettiche.
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