articolo | 02 luglio 2026

Perù, il ritorno di Keiko Fujimori

Perù, il ritorno di Keiko Fujimori

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Jacqueline Fowks

 

Poco dopo le dieci di sera del 7 giugno, giorno del secondo turno delle elezioni presidenziali in Perù, la candidata Keiko Fujimori si è riunita in un ampio salone di un hotel con la cerchia più ristretta del partito Fuerza Popular, e con senatori e deputati eletti. Erano presenti alcune figure del governo dittatoriale di suo padre, Alberto Fujimori, come Luz Salgado: una delle parlamentari più fedeli all'autocrate negli anni Novanta, visitatrice abituale del Servicio de Inteligencia Nacional (SIN) [Servizio di Intelligence Nazionale] diretto da Vladimiro Montesinos, capo di fatto delle forze armate e consigliere presidenziale. In un ufficio del SIN, Montesinos filmò con una telecamera nascosta decine di funzionari, magistrati e imprenditori coinvolti in patti di corruzione per assicurare il potere e la rielezione nel 2000. Le registrazioni, chiamate vladivideos, sono oggi di grande attualità a causa del potere onnipervasivo che la figlia del dittatore ha tessuto dal 2022, mediante un governo parlamentare autocratico, con nuove leggi incostituzionali per assoggettare o rimuovere giudici e procuratori, e istituzioni statali cooptate. Vale a dire: non vi è indipendenza né contrappeso di poteri né garanzie democratiche, e le forze dell'ordine sono state favorite da almeno cinque leggi recenti sul "grilletto facile", sull'impunità e sull'amnistia.

L'ex parlamentare Salgado appare nel vladivideo 806, che registrò una riunione di Montesinos con il gruppo parlamentare fujimorista nel 1998: il consigliere spiegava in modo didattico la necessità di controllare il Potere Giudiziario per assicurare il potere totale nel caso Fujimori avesse ottenuto la terza rielezione nel 2000. Tale rielezione era illegale, ma nel 1996 Montesinos manovrò l'approvazione di una legge di "interpretazione autentica" della Costituzione affinché l'autocrate potesse candidarsi nuovamente, e nel 1997 furono rimossi i tre membri del Tribunale Costituzionale che non si erano piegati e avevano respinto la norma.

L'attualità peruviana evoca un po' di quell'orribile passato. Basta ripassare le parole di Montesinos nel vladivideo 806 per confrontarle con la politica criminale dello Stato che il fujimorismo ha modificato dal dicembre 2022, dopo aver concentrato il potere in un patto di corruzione con altri partiti politici alleati in Congresso, e con l'appoggio dell'imprenditoria e di quasi tutti i media tradizionali. Perché quell'alleanza pro-impunità funzionasse, il potere politico — con nucleo nel Congresso — ha catturato l'Esecutivo, il Defensoría del Pueblo [Ombudsman], il Tribunale Costituzionale, la Junta Nacional de Justicia (consiglio della magistratura), e il Ministero Pubblico. Inoltre, mediante sanzioni recenti e illegali contro giudici probi e di rilievo, ha messo alle strette quest'anno il Potere Giudiziario.

"Siamo nell'aprile del '98, nel governo non possiamo non riconoscere che abbiamo un controllo del Potere Giudiziario e del Ministero Pubblico, avevamo contro il Consejo Nacional de la Magistratura [Consiglio Nazionale della Magistratura], e il Tribunale Costituzionale era contrario alla questione che voi già conoscete.

Siamo passati ad avere una situazione positiva qui, e qui, e qui. La mia domanda è: arriviamo al 2000, vince il presidente Fujimori. Cosa succede in quel momento? Noi non sappiamo se avremo la maggioranza in Congresso. Cosa succede se perdiamo il controllo del Potere Giudiziario e del Ministero Pubblico e abbiamo un Consiglio della Magistratura contrario? Cosa succederà all'Esecutivo?", chiese Montesinos al gruppo parlamentare fujimorista di cui faceva parte Salgado.

"Ci ammazzano", "ci fanno il mazzo (‘ci danno una bastonata')", "ci impiccano", rispondevano via via i parlamentari come studenti in un'aula, in quell'aprile del 1998.

Montesinos replicò che, per evitare un altro autogolpe come quello del 5 aprile 1992, stavano lavorando affinché la riforma del Potere Giudiziario "duri fino alle calende greche, perché è il solo modo perché il Governo possa avere il controllo della Corte Suprema con i magistrati provvisori".

Il regime autoritario guidato da Keiko Fujimori dal Parlamento, che si concluderà il 27 luglio con un presidente-fantoccio di nome José Balcázar, ha ancora in sospeso l'approvazione di un progetto di legge per modificare la Legge Organica del Ministero Pubblico e la Legge sulla Carriera Giudiziaria. Entrambe mirano ad abbattere del tutto l'autonomia e l'indipendenza del sistema giudiziario, sebbene abbiano già fatto passi in tal senso con un nuovo quadro normativo e con gli enti statali già catturati. Per questo la prospettiva del nuovo governo della figlia maggiore dell'autocrate appare più autoritaria che mai, sulla falsariga di ciò che suggeriva Montesinos alla fine degli anni Novanta: estendere la concentrazione del potere "fino alle calende greche".

 

Un potere non legittimo

Lunedì 29 giugno, l'Oficina Nacional de Procesos Electorales [Ufficio Nazionale dei Processi Elettorali] ha concluso lo scrutinio ufficiale del ballottaggio, e la differenza tra Fujimori e il candidato di sinistra Roberto Sánchez è risultata di 49.461 voti. La leader di Fuerza Popular ha ottenuto il 50,1% e il dirigente di Juntos por el Perú il 49,8% dei voti validi. Considerando solo i seggi elettorali sul territorio peruviano, Sánchez ha ottenuto il 50% e Fujimori il 49,9%. Tra gli elettori peruviani all'estero, si è imposta Fuerza Popular con il 63,2% contro il 36,7% di Juntos por el Perú, il partito che rappresentava l'ex presidente Pedro Castillo, in carcere per il fallito tentativo di autogolpe del dicembre 2022.

Sánchez ha presentato ricorso davanti alla giustizia elettorale per irregolarità nel voto all'estero, poiché, su richiesta del Ministero degli Affari Esteri, nel secondo turno gli uffici consolari incaricati delle elezioni non hanno digitalizzato i verbali di voto. Juntos por el Perú aveva rappresentanti solo nel 40% dei seggi fuori dal Perù, e i plichi con i verbali di voto di Buenos Aires sono arrivati a Lima tre giorni dopo le elezioni, quando era già scaduto il termine per impugnare le irregolarità. Il candidato ha contestato l'assenza di una catena di custodia dei documenti. L'attuale ministro degli Affari Esteri, Carlos Pareja, è vicino al fujimorismo fin dagli anni Novanta; per questo la diffidenza ha accresciuto l'illegittimità dell'elezione di Keiko Fujimori, che si è candidata alla presidenza per la quarta volta.

"Il prossimo governo sarà civico-militare, non ci sia dubbio: la caratteristica principale del fujimorismo è l'imposizione di un'autorità forte, e per questo hanno bisogno delle forze armate, in strada o dove necessario. Intrinsecamente, fujimorismo e militarismo sono un binomio indissolubile: non sarebbe esistito il fujimorismo senza l'assenso dei militari. Come dice Sánchez, questo governo non sarà legittimo, un punto di vista condiviso da milioni di peruviani: né legittimità sociale, né politica, né elettorale", ha commentato uno dei principali giornalisti peruviani, César Hildebrandt, poche ore dopo la fine dello scrutinio ufficiale.

 

Nessuna garanzia nella giustizia

Hildebrandt ha intervistato uno dei giudici recentemente sanzionati in modo irregolare e illegale. Il vero motivo della punizione è l'autonomia, il non essersi sottomesso, e alcune decisioni che a suo tempo non piacquero ai fujimoristi e ai loro alleati. Richard Concepción Carhuancho dispose la carcerazione preventiva di Keiko Fujimori all'inizio delle indagini sul caso Odebrecht nel 2018, un processo per il quale è stata giudicata tra il 2024 e il 2025. La candidata ricevette finanziamenti non dichiarati per milioni di dollari dalla società di costruzioni brasiliana e da altre imprese peruviane per le sue campagne presidenziali del 2011 e del 2016; per questo fu accusata di riciclaggio di denaro e associazione a delinquere, tra altri reati.

Il Congresso, che terminerà il proprio mandato nel giro di poche settimane, ha modificato le norme affinché i partiti politici non possano essere denunciati per associazione a delinquere, ha inoltre ridotto la durata dei procedimenti di collaborazione efficace nei casi di corruzione, e ha stabilito nuove condizioni affinché le perquisizioni giudiziarie non siano a sorpresa, ma debbano svolgersi in presenza degli indagati con i loro avvocati. Grazie a queste e ad altre norme, i membri del Tribunale Costituzionale vicini al Congresso hanno emesso sentenze per estromettere dal processo due coimputati di Keiko Fujimori, e poi anche lei stessa.

"Quando gira il sole alla maniera copernicana? Quando l'attuale Tribunale Costituzionale dichiara che quel fatto non era reato", ha commentato il giudice Concepción, interrogato sulla decisione che ha annullato il processo in corso contro Fujimori e altri 30 imputati, accusati di aver simulato che i finanziamenti delle imprese fossero micro-donazioni di singoli cittadini.

Il magistrato Concepción si era fatto conoscere e distinguere da quando emise una condanna in un caso di corruzione legato a un'organizzazione criminale radicata in un governo regionale nel decennio scorso. La Junta Nacional de Justicia, il braccio punitivo del Congresso, lo ha sospeso per sei mesi e intende espellerlo dalla carriera giudiziaria per un altro motivo: non aver voluto applicare una delle leggi pro-impunità a favore delle forze dell'ordine, promosse di recente dal noto parlamentare di Fuerza Popular Fernando Rospigliosi. La maggioranza dei giudici si è rifiutata di applicare le leggi a favore dell'amnistia e della prescrizione di grevi violazioni dei diritti umani commesse da militari e poliziotti. Tale legislazione, promulgata e approvata tra il 2025 e il 2026, contravviene alla Costituzione e alla Convenzione Americana sui Diritti Umani, e si è meritata la critica, in diverse occasioni, dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker Türk.

Rospigliosi ha minacciato in gennaio di voler "spazzare via" il Potere Giudiziario, poiché i magistrati continuavano a prendere decisioni a favore delle vittime e non dei responsabili. Dall'anno scorso, il 2025, la Junta Nacional de Justicia, in raccordo con il Congresso e con le autorità di controllo del sistema giudiziario, ha sanzionato o rimosso i tre più importanti procuratori anticorruzione, e altrettanti giudici di profilo simile a quello di Concepción Carhuancho. Solo per aver difeso il giusto processo, la costituzionalità e la "convenzionalità" delle proprie decisioni, e l'autonomia del Potere Giudiziario.

Questa macchinazione è stata orchestrata da Keiko Fujimori negli ultimi tre anni, in coalizione con politici di altri partiti, anch'essi indagati o processati per corruzione, di destra, di sinistra o pragmatici. Così ha spianato la strada per rimanere al potere e assumere, questa volta col proprio volto, l'Esecutivo.

Nel Congresso bicamerale che si insedierà il 28 luglio, Fuerza Popular e il suo alleato di estrema destra Renovación Popular non raggiungono la maggioranza, ma i gruppi parlamentari dei partiti Obras e Buen Gobierno non danno segnali fermi di voler fare loro opposizione. Per ora, solo Juntos por el Perú e il centrosinistra di Ahora Nación mantengono ferma la promessa di abrogare le leggi pro-crimine e pro-impunità.

 

Jacqueline Fowks è giornalista, attualmente è docente presso la Pontificia Universidad Católica del Perù (PUCP).

 

 

Data

02 luglio 2026

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