Alessandro Bellino
Il 4 luglio si è tenuto ad Erfurt il Congresso annuale di AfD. La memoria del nazionalsocialismo, che cento anni prima vi tenne il proprio raduno, non spaventa la dirigenza del partito: rappresenta forse anzi una strizzata d’occhio alle frange più radicali. Il partito guidato da Alice Weidel e Björn Höcke si è presentato dunque provocatoriamente nella città turingia, blindata dalle forze di polizia giunte da tutto il territorio nazionale per contenere le manifestazioni dei gruppi antifascisti. Il clima è stato piuttosto teso, ancorché privo di scontri, poiché AfD non ha interesse in questo momento a mostrarsi esplicitamente come una forza antidemocratica, specialmente in un Land in cui gode di una significativa maggioranza e può puntare a governare da solo.
Ciò accade proprio nel momento in cui il dibattito pubblico sull’estremismo di AfD giunge a un punto cruciale: il 25 giugno, dopo 13 mesi di lavoro, la Gesellschaft für Freiheitsrechte, un’importante associazione di giuristi, ha reso noto di aver concluso una lunga perizia in cui sono raccolte le prove di incostituzionalità del partito. La Costituzione tedesca prevede, a tal proposito, che «i partiti, che per le loro finalità o per il comportamento dei loro aderenti mirino ad attentare al libero e democratico ordinamento costituzionale o a sovvertirlo o a mettere in pericolo l’esistenza della Repubblica Federale di Germania sono incostituzionali» (art. 21, 2 GG). I soggetti che possono presentare alla Corte costituzionale domanda di incostituzionalità di un partito sono il Parlamento, il Consiglio Federale o il governo. (Legge sulla Corte costituzionale federale, art. 43). Perché la domanda possa essere presa in considerazione, debbono essere raccolte e fornite prove concrete che il partito in esame persegua concreti intenti contrari all’ordinamento costituzionale.
Sulla base di questi presupposti giuridici, dal 2018 in poi diversi soggetti, a livello locale e nazionale, hanno monitorato le dichiarazioni pubbliche di esponenti di AfD, che hanno poi raccolto in lunghi documenti resi pubblici denunciando una deriva ideologica tendente sempre più marcata. Lo scopo primario è anzitutto quello di diffondere consapevolezza nell’opinione pubblica e nell’elettorato circa gli orientamenti di quel partito. Rispetto ai precedenti, il parere della Gesellschaft fur Freiheitsrechte si presenta come più ampio e definitivo: esso ammonta a 3062 pagine e si basa sull’analisi di più di 3 milioni di dati relativi agli anni 2014-2025, includendo post sui social (Twitter, Instagram, TikTok, YouTube, Facebook und Telegram) da parte del partito o di suoi esponenti, quasi 70.000 documenti tratti dai parlamenti degli Stati (Landtage), 7.000 dal Bundestag e circa 55.000 dichiarazioni stampa di AfD. Il lavoro del team, corroborato dal parere tecnico di due costituzionalisti indipendenti, è stato finanziato da diverse associazioni e privati che hanno donato la somma generosa di quasi un milione di euro.
Dopo una premessa metodologica, lo studio svolge un’ampia analisi sulle dinamiche interne al partito e sui suoi legami con la galassia populista in Europa (pp. 197-408), evidenziando la tendenza sempre più marcata verso posizioni estreme. Si addentra poi in un’analisi storico-giuridica, dottrinaria e giurisprudenziale sul significato dell’art. 21, 2 della Costituzione. Per capire infatti se un partito possa essere messo fuori legge è di primaria importanza capire a quali valori il trattato costituzionale faccia riferimento quando parla di “libero e democratico ordinamento costituzionale” (freiheitliche demokratische Grundordnung). Come ha riconosciuto la Corte costituzionale federale nella sentenza del gennaio 2017 contro la NPD (National-Demolratische Partei Deutschland, oggi “Die Heimat”), l’ordinamento costituzionale presuppone un nesso stringente fra la dignità umana e la sua promozione da parte della democrazia e dello stato di diritto. (BVerfG, Urteil v. 17.01.2017 − 2 BvB 1/13, Rn. 529 – NPD II). L’indagine, pertanto, si incentra sulla messa in discussione, da parte di AfD, del nesso fra sistema democratico e riconoscimento della dignità umana, ritenuto come il fondamento del patto civile.
Per questa ragione gli ambiti tematici su cui si è soffermata l’indagine sono in larga misura incentrati sulla violazione della dignità umana (tramite il razzismo di matrice antislamica), l’impegno per l’attuazione di un concetto etnico di popolo, e sull’ostilità ad alcuni gruppi specifici quali: i richiedenti asilo, le persone queer e disabili, i nemici politici. All’antisemitismo e alla diffusione di una mentalità cospiratoria ad esso connessa viene dedicata una sezione a parte. Si passa poi ad un’analisi di tutte le forme di ostilità all’ordinamento democratico: dalla privazione dell’uguaglianza giuridica ad alcuni gruppi di persone, al tentativo di minare il parlamentarismo, alla separazione dei poteri e all’indipendenza dei giudici. Infine si analizzano i rapporti di affinità e parentela con il nazionalsocialismo e alla potenzialità di traduzione concreta delle dichiarazioni di principio. Completano il documento le conclusioni a cui gli estensori sono giunti e un ampio apparato di fonti su cui il lavoro si basa.
Entrando nel merito dell’analisi dell’ideologia e della prassi politica di AfD, uno dei nuclei centrali viene individuato nel fondamento razzistico nella cultura della nuova destra, l’etnopluralismo, ovvero la concezione per cui ogni gruppo etnico sarebbe il portatore di una specifica cultura che merita di essere valorizzata e soprattutto preservata. Sulla base di questo presupposto, le dichiarazioni dei membri di AfD sono permeate dalla convinzione che vi siano persone “Kulturfremde” (letteralmente di estraneità culturale), che siano incompatibili con la cultura tedesca. Alle persone con retroterra migratorio si attribuisce una maggiore affinità alla violenza. L’emigrazione viene indicata come un danno verso lo stato sociale che dovrebbe essere rivolto innanzitutto ai tedeschi e non ai richiedenti asilo o a tedeschi di seconda generazione. Il fenomeno migratorio viene spesso indicato come una guerra di invasione o di conquista; speciale ostilità è riservata a musulmani ma anche rom e sinti. Si tratta, secondo gli estensori, di una tendenza di fondo che trova espressione in tutti i settori del partito. Frasi come “Chi vuole aumentare il numero dei musulmani in Germania accetta di mettere sempre più a rischio la nostra pace interna (AfD, Bundestagswahlprogramm 2017, S. 34) non sono affermazioni di membri del partito senza alcuna influenza, ma dichiarazioni programmatiche ufficiali.
Il principio orientativo è quello formalizzato il 18 gennaio 2021, quando, per confutare le accuse di portare avanti una visione etnica in contrapposizione a quella della cittadinanza prevista dal Grundgesetz, AfD pubblicò un documento intitolato “Sul popolo tedesco e sull’identità tedesca” in cui si accettava il principio della cittadinanza costituzionale ma si riconosceva altresì il diritto a tutelare la propria identità culturale tedesca e subordinare il riconoscimento della cittadinanza solo “a chi parli la nostra lingua, condivida i nostri valori e il nostro modo di vivere”. Esclusivamente in tal modo si può tutelare “la cultura e l’identità tedesca”. Sebbene si accetti formalmente il principio, di fatto si richiede che sia subordinato alla conservazione di elementi culturali e identitari preesistenti. Per la tutela di questi valori il partito punta a introdurre misure precise volte a incrementare il tasso di natalità e incentivi rivolti solo a famiglie etnicamente tedesche.
La chiave etnocentrica è importante anche per comprendere quanto AfD sia “strutturalmente permeato da una mentalità antisemita” (p. 1299), il che si traduce sovente in un complottismo che indica nella finanza giudaica il perpetratore di un globalismo “etnocida”.
Le conclusioni a cui il documento giunge sono chiare: AfD è incostituzionale (p.1572) e una richiesta in tal senso alla Corte costituzionale “avrebbe probabilmente successo”. Sono passati circa venti giorni da quando il documento è stato reso pubblico e ha già suscitato un ampio dibattito sulle pagine del Frankfurter Allgemeine Zeitung, uno dei più importanti giornali tedeschi. Nel frattempo, com’è noto, il 7 luglio l’Unione Europea ha messo sotto sorveglianza il partito Europa delle nazioni sovrane (Esn) di cui fanno parte sia AfD che Futuro nazionale di Vannacci.
La natura del dibattito è certamente giuridica e politica ma anche e soprattutto morale. Si comprende quindi l’ampiezza della mobilitazione della società civile, democratica e antifascista tedesca. Si profilano infatti per l’ennesima volta nella storia tedesca due Germanie, divise non più dalla linea Est-Ovest ma da una frattura fra una Germania democratica, liberale, aperta al mondo e solidale e una autoritaria, esclusiva e richiusa in sè stessa.
Alessandro Bellino è ricercatore in Storia contemporanea presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore