Alessandro Bellino
Alternative für Deutschland (AfD) è un partito populista, euroscettico, con una concezione politico-culturale etnocentrica, imperniata su un nazionalismo tendenzialmente eurasiatico e contrapposto all’ordine liberale occidentale. La visione della società e della democrazia di cui AfD si fa promotrice costituisce certamente un tratto utile per delinearne un profilo chiaro, ma non risulta sufficiente se non viene inquadrata in un contesto più ampio, che tenga conto della visione dell'ordine globale e del ruolo che la Germania è chiamata a ricoprire nell'attuale scenario internazionale. Tali dimensioni devono quindi essere considerate congiuntamente per consentire una comprensione più approfondita del fenomeno.
Attualmente AfD è il primo partito nel Bundestag tedesco: l’analisi degli intenti elettorali effettuata il 27 giugno si attesta su una media del 28,1% dei consensi. Per comprendere il fenomeno è necessario considerare che si presenta in modo disomogeneo sul territorio federale con fratture molto nette nella linea di demarcazione Est-Ovest, seguendo la linea di demarcazione della guerra fredda (nei Länder orientali come in Sassonia ha raggiunto il 42 %, in Sassonia-Anhalt il 41,6 %) e la diversità fra grandi centri abitativi e zone con scarsa densità demografica, tasso di occupazione e livello di sviluppo economico. In questi contesti, trasversali al Paese, si trova il bacino di maggiore consenso verso AfD.
La progressione del consenso ha generato una crescente preoccupazione negli altri partiti politici e in parte della società civile. Sono nati tentativi di risposta che però non sono stati vincenti. A livello politico il muro difensivo (Brandmauer) contro forme di collaborazione con AfD non gli ha impedito di trionfare a livello locale, a livello religioso l’impegno di entrambe le confessioni cristiane e il divieto di voto espresso sia dalla Evangelische Kirche Deutschlands sia dai vescovi cattolici ha avuto una valida importanza, tuttavia non decisiva. Anche i molteplici sforzi di raccogliere prove e documentare l’incostituzionalità del partito e farlo sciogliere con un provvedimento della Corte costituzionale federale (Bundesverfassungsgericht) si sono rivelati fino ad ora inconcludenti. Ma forse qualcosa sta cambiando: resta da verificare se questo provvedimento, che ora sembra sempre più probabile e di cui si renderà conto successivamente, sarà efficace o non si tradurrà nella recrudescenza di un partito che sfrutta misure avverse come ulteriore elemento a sostegno del proprio vittimismo legittimante.
Sebbene sia un relativamente giovane (fondato nel 2013), AfD ha conosciuto una progressiva evoluzione. I cambiamenti intervenuti nella sua classe dirigente sono stati in linea con il tentativo di perseguire una coerenza sempre più stringente nell’attuare il proprio programma culturale e metapolitico. Ciò è avvenuto in particolare in corrispondenza di alcuni avvenimenti. La nascita di PEGIDA, il movimento anti-islamico nato a Dresda nel 2014, ha avuto un chiaro riverbero nel Congresso del partito a Essen del 2015. Ha determinato una prima evoluzione völkisch con il ruolo sempre più centrale attribuito a personalità (come Björn Höcke o Götz Kubitschek) o a movimenti subculturali giovanili legati alla galassia del Rechtsextremismus (estremismo di destra) e del neonazismo. La preponderanza di queste tendenze si è resa evidente negli ultimi anni tanto da indurre personalità diverse del mondo civile e politico, istituzioni pubbliche, confessioni religiose, a denunciare il pericolo di una «rivolta autoritaria» contro la democrazia tedesca (Volker Weiβ). Il grado di incidenza dell’ala estremista all’interno del partito è difficile da determinare. Sebbene non vi sia una piena identificazione fra AfD e i movimenti neonazisti e le comunità rurali neopagane sorte nel Mecklemburg-Vorpommern (si veda La peste, di Tonia Mastrobuoni), è indubitabile che AfD, attualmente guidato da Alice Weidel, si proponga a questi come un antipartito che ne porta avanti le istanze e rispetto a cui vi è una sostanziale omogeneità sia sul piano ideologico sia su quello socioculturale.
Vi sono infatti alcuni elementi ideologici comuni alle diverse tendenze e che affondano le radici nel conservatorismo propugnato dal Milieu intellettuale e racchiusi nella concezione etno-nazionalistica della vita politica e culturale, incentrata sul Volk etnicamente definito e dotato di un’omogeneità storica etnoculturale. Sulla base di questi presupposti AfD rivendica il diritto di autodefinirsi Popolo (secondo la definizione «Wir sind Volk», noi siamo popolo). Tale visione affonda nella galassia culturale della “nuova destra” (neue Rechte) e si contrappone al concetto di cittadinanza costituzionale.
A questo presupposto si riferisce il progetto di remigrazione su larga scala di persone o comunità non etnicamente inquadrabili come tedesche e che spaventa molto anche coloro che, pur essendo nati e cresciuti in Germania, hanno origini in altri paesi e che si sentono circondati da un crescente alone di sospetto e diffidenza. (si veda il recente Fascholand di Canberk Köktürk) Si nota allora come il carattere retorico prerazionale ed emotivo gioca un ruolo di primo piano nel discorso politico di AfD rispetto al quale ogni argomento razionale risulta superabile.
Il presupposto per il corretto funzionamento della democrazia è visto nell’ “l’omogeneità del demos” che il multiculturalismo distrugge (si vedano per quanto segue le voci Demokratie, Homogenität e Kultur curate da Karlheinz Weissmann sullo Staatspolitisches Handbuch): frammentando il Volk, si perde la comunità e si ha una disgregazione individuale che svuota i valori che ad esso sono connaturati. Seguendo Schmitt – uno dei principali Vordenker del Rechtspopulismus – l’omogeneità etnico-culturale è il presupposto ineliminabile per il sano funzionamento di una nazione in cui la libertà personale è subordinata all’organico sviluppo della comunità. Il multiculturalismo, seguendo e implementando la visione di Hungtinton, oltre a essere intrinsecamente disfunzionale è anche utopico: le culture hanno un legame profondo con il territorio (si vedano gli studi di Appadurai, Roy e Jullien in senso contrario) e le comunità che le hanno generate. L’elemento etnico, nello scontro di civiltà, è stato sottovalutato proprio perché è stato svalutato il nesso inscindibile fra dimensione etnica e culturale. La rottura di questo legame, provocata dalla globalizzazione, è alla base della crisi del mondo democratico-liberale occidentale. La salvezza può venire solo da una riscoperta identitaria e dalla lotta al multiculturalismo e alle ideologie individualistiche (il bersaglio polemico principale è l’ecologismo e la lotta per i diritti civili dei Grüne). Anche la rielaborazione critica del passato nazionalsocialista e dei suoi crimini, che è uno dei cardini dell’etica civile della Bundesrepublik, va accantonata perché alimenta un senso di colpa e una «cultura della vergogna» che non tiene conto della grandezza della storia nazionale.
Più che Stato-nazionale la Germania viene vista ancora in ottica post-imperiale con una forte identificazione tra ordine occidentale e ordine imperiale e con un atteggiamento contraddittorio: la Germania è allo stesso tempo sovrapponibile al concetto di Occidente («Deutschland ist Abendland», secondo il fondatore di Pegida, Lutz Bachmann) e uno stato-civiltà dentro la macrociviltà euro-asiatica antitetica all’ordine liberale statunitense.
Nella convinzione, derivata dai delineati presupposti ideologici, che fra dimensione etnica, culturale e struttura dello stato nazionale vi sia un legame inscindibile, AfD si considera una sorta di partito-civiltà che realizza un progetto metastorico in continuità con la tradizione imperiale germanico-cristiana: difendere l’Occidente da un nemico ontologico disgregatore (ora identificato con l’Islam). Se la Germania non riuscirà ad assolvere a questa missione storica, «si sopprimerà da sola» come ammoniva il celebre pamphlet di Thilo Sarrazin divenuto qualche anno fa un caso letterario ma anche un bestseller.
Alessandro Bellino è ricercatore in Storia contemporanea presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore