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Viaggio nella manosfera

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La condizione maschile nell’era digitale

 

Redazione

 

Nel 2025 la miniserie Tv Adolescence ha mostrato al grande pubblico la diffusione tra le giovani generazioni di subculture tossiche che proliferano online e che coltivano odio e risentimento in particolare contro le donne. Forse la più nota, ma non certo l’unica tra queste subculture, è quella degli Incel, i «celibi involontari» che imputano a cause strutturali (e addirittura biologiche) la loro impossibilità di avere una normale vita sentimentale e sessuale.

Negli ultimi anni, il dibattito pubblico sulla “manosfera” – quell’ecosistema di comunità e influencer digitali che ruotano attorno alle identità maschili – ha assunto un ruolo sempre più importante nelle analisi socioculturali e politiche dei paesi occidentali. Tuttavia, fino a oggi mancava uno strumento sistematico e quantitativo per misurare chi sono gli uomini coinvolti, come vivono il loro rapporto con i media digitali, quali valori dichiarano di abbracciare e quali pressioni strutturali sentono di fronte alla società contemporanea.

A colmare questa lacuna arriva il primo Manosphere Index, un rapporto frutto della collaborazione tra l’organizzazione di consulenza politica Precision Strategies e il think tank TUNNL. Il report, pubblicato a dicembre 2025, presenta i risultati di una serie di indagini su un campione rappresentativo di migliaia di uomini negli Stati Uniti, con l’obiettivo ambizioso di delineare una “mappa” dei principali fattori che oggi influenzano la percezione

La “manosfera” non è un’unica comunità monolitica: il termine definisce infatti un insieme eterogeneo di sottogruppi, spazi online, blog e canali social dove si discute di temi legati alla mascolinità, spesso intrecciati con critiche ai cambiamenti sociali, al femminismo, alla cultura “woke” e alle dinamiche di genere. Studi accademici e spiegazioni internazionali descrivono la manosfera come una rete di comunità online caratterizzate da narrazioni antifemministe, discorsi spesso misogini e opposizione a valori progressisti in materia di genere.

La ricerca di Precision Strategies e TUNNL parte da qui, ma prova ad andare oltre: non si limita a classificare gruppi o ideologie, bensì cerca di comprendere le condizioni materiali, psicologiche ed economiche che spingono gli uomini verso certi stili di consumo mediale e culturale, con la premessa che la tecnologia e i sistemi algoritmici abbiano amplificato narrazioni già esistenti.

Il report si basa su più fasi di raccolta dati: una prima indagine su 1.000 uomini di età inferiore a 60 anni, seguita da un’indagine nazionale rappresentativa su oltre 6.000 adulti. Questo approccio ha permesso di costruire un indice composito che individua tre forze principali che oggi modellano la vita degli uomini contemporanei:

 

  1. La pressione economica e sociale sul ruolo maschile – In un contesto segnato da instabilità lavorativa, incertezza economica e trasformazioni del mercato del lavoro, molti uomini percepiscono un deterioramento delle opportunità tradizionalmente associate a ruoli di “fornitore” o “capofamiglia”. Queste tensioni materiali sono spesso attribuite non a cause strutturali complesse, ma a cambiamenti culturali o alla perdita di riferimenti identitari stabili.
  2. Il ruolo dei media digitali nella costruzione dell’identità – Secondo i dati diffusi finora, YouTube emerge come il centro gravitazionale della manosfera digitale: l’86% degli uomini usa regolarmente la piattaforma, che ha superato altre forme di media nella definizione delle narrazioni maschili, seguita da podcast e altri contenuti a lungo formato. Una quota significativa di utenti segnala che i feed e i consigli algoritmici tendono a mostrare contenuti sempre più estremi o divisivi, con un impatto diretto su atteggiamenti e percezioni sociali.
  3. Fede, comunità alternative e perdita di fiducia nelle istituzioni tradizionali – Il report mette in evidenza che molte delle persone incluse nell’indagine non sono isolate o apatiche dal punto di vista sociale, ma cercano nuove forme di appartenenza. La religione e la spiritualità risultano per molti una fonte importante di significato personale, mentre istituzioni come partiti politici tradizionali, media mainstream o organizzazioni sociali perdono attrattiva. Ciò porta molti uomini verso comunità online dove si sentono ascoltati e compresi.

 

I risultati di The Manosphere Index evidenziano un quadro che è al tempo stesso complesso e sfaccettato. Contrariamente alla narrazione prevalente che tende a ridurre la manosfera a un insieme di estremismi online o di comunità radicalizzate, i dati suggeriscono che molte delle dinamiche osservate sono riconducibili a pressioni socioeconomiche più ampie e a un senso diffuso di insicurezza identitaria. Per esempio, il report mostra come uomini di diverse età, background etnici e contesti socioeconomici condividano preoccupazioni significative riguardo alle prospettive future, spesso attraverso il prisma del lavoro, delle relazioni interpersonali e della percezione di un mondo in rapido cambiamento. Allo stesso tempo, le piattaforme digitali non sono soltanto spazi di radicalizzazione: sono anche luoghi di socializzazione, scambio di opinioni e ricerca di risposte su questioni quotidiane come relazioni, salute mentale e sviluppo personale.

Un elemento centrale che emerge – confermato anche da studi accademici internazionali sulla manosfera – è che la radicalizzazione non è un dato inevitabile, ma un processo fortemente influenzato da come, quanto e dove gli uomini consumano contenuti digitali. Piattaforme come YouTube, i podcast e i social media hanno algoritmi che premiano l’engagement, spesso spingendo utenti verso contenuti sempre più polarizzanti o provocatori per mantenere alta l’attenzione. In questo contesto, la distinzione tra contenuti di auto-aiuto, discussioni critiche e affermazioni apertamente ostili verso altri gruppi sociali può diventare sottile e difficile da tracciare per chi non è esperto. Alcuni studi suggeriscono inoltre che certi ambienti online della manosfera possono fungere da “porta d’accesso” verso contenuti estremisti più radicali o verso gruppi politici di destra, evidenziando collegamenti culturali, narrativi e ideologici tra discorsi antifemministi e politiche identitarie più ampie.

I risultati preliminari del Manosphere Index invitano a ripensare le risposte politiche e culturali al fenomeno non solo attraverso la lente della moderazione dei contenuti, ma anche considerando strutture sociali più ampie. Se la pressione economica, la perdita di ruoli sociali tradizionali e l’incertezza identitaria sono fattori chiave, allora interventi che puntino solo alla censura di contenuti problematici rischiano di non affrontare le cause profonde del disagio.

 

 

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