Omar Vázquez Heredia
L’azione militare degli Stati Uniti in Venezuela sembra aver sorpreso tutti: sia coloro che pensavano che non sarebbe mai avvenuta, sia coloro che credevano che «l’estrazione» di Nicolás Maduro avrebbe aperto la strada affinché María Corina Machado arrivasse al Palazzo di Miraflores. Ora inizia un processo complesso, con l’ex vicepresidente Delcy Rodríguez a capo di un potere tutelato dallo stesso Trump, che vanta di essere «colui che comanda» nel paese. L’azione militare statunitense in Venezuela, nel cui quadro diverse zone del centro del paese sono state bombardate e il presidente Nicolás Maduro è stato catturato, è stata accolta con perplessità e in modalità di sopravvivenza dalla popolazione venezuelana. Il giorno successivo all’invasione del territorio nazionale si è vissuta una singolare calma.
La vicepresidente Delcy Rodríguez ha assunto il potere, non c’è stata presenza militare nelle strade, e anche quella di polizia e gruppi paramilitari è stata scarsa. Donald Trump e Marco Rubio hanno inoltre messo da parte María Corina Machado per la transizione: «Credo che sarebbe molto difficile per lei essere la leader. Non ha il sostegno né il rispetto del paese». Una reazione apparentemente sorprendente per un presidente che aveva riconosciuto Edmundo González, il candidato di Machado, come vincitore delle elezioni presidenziali del 2024.
Una parte della popolazione venezuelana è disorientata perché molti avevano scartato la possibilità di un’operazione militare statunitense sul territorio venezuelano dopo cinque mesi dall’inizio delle minacce verbali di Trump, nel contesto di un enorme schieramento navale statunitense nei Caraibi, vicino alle coste del Venezuela. Un altro segmento invece è perplesso perché credeva che la cattura di Nicolás Maduro, grazie a un’operazione armata di tipo «chirurgico», avrebbe significato la caduta dell’intero regime bolivariano e l’inizio immediato di una «transizione democratica» sotto la guida di María Corina Machado e di un governo presieduto da Edmundo González.
La popolazione venezuelana, addestrata alla scarsità e all’iperinflazione, si è subito rivolta ad approvvigionarsi nei supermercati, nelle farmacie, nelle panetterie e nei negozi di alimentari. In quei luoghi, senza presenza militare né di polizia, si sono viste lunghe file di persone in silenzio, in calma, in attesa del loro turno per fare acquisti con dollari in contanti o, dove c’era elettricità, con carte di debito. Ma ai problemi attuali si aggiunge ora l’incertezza sulla possibilità che Trump ordini un nuovo attacco militare contro il territorio venezuelano per colpire il governo nazionale guidato da Delcy Rodríguez. In questo senso, i venezuelani sanno che le loro libertà e i diritti democratici restano sospesi e limitati, e che il loro accesso ai beni di prima necessità — come energia elettrica, acqua, medicinali e alimenti — continuerà probabilmente a essere influenzato dall’ingerenza statunitense, materializzata nelle sanzioni economiche e, ora, nelle operazioni militari.
Il governo di Delcy Rodríguez ha cercato di dimostrare di mantenere l’unità della direzione governativa: la Corte Suprema di Giustizia ha ordinato che la vicepresidente assumesse la carica di presidente ad interim e successivamente questa è stata giurata davanti alla nuova Assemblea Nazionale. In tal modo si è cercato di nascondere la perplessità dominante dopo la cattura di Nicolás Maduro — senza reazione delle Forze Armate — che porta i dirigenti ad agire mossi dall’istinto di sopravvivenza.
Delcy Rodríguez in gioventù fece parte della Lega Socialista, in cui fu compagna di militanza di Nicolás Maduro. Quell’organizzazione marxista-leninista, scioltasi nel 2007 e confluita nel Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), era stata fondata dal padre della nuova presidente, Jorge Antonio Rodríguez. Questo ex dirigente studentesco dell’Università Centrale del Venezuela morì mentre era torturato da funzionari di polizia nel 1976, durante l’amministrazione di Carlos Andrés Pérez (1973-1979). Delcy Rodríguez ha ricoperto importanti incarichi nel governo di Hugo Chávez, tra cui il Ministero dell’Ufficio Presidenziale, ma è rimasta in carica solo sei mesi, segnati da tensioni con l’allora presidente.
Quando Nicolás Maduro assunse la leadership del chavismo nel 2013, dopo la morte di Hugo Chávez, Delcy Rodríguez ha raggiunto incarichi di primo piano, inclusi la Vicepresidenza della Repubblica, la Cancelleria e lo strategico Ministero del petrolio e delle risorse minerarie. Ha sempre operato in tandem con Jorge Rodríguez, suo fratello, un altro alto funzionario del madurismo (ragione per cui molti li chiamano «i Rodríguez»). La nomina di Delcy Rodríguez a presidente ad interim fa riferimento all’articolo 234 della Costituzione Nazionale, che stabilisce i meccanismi per sostituire il presidente in caso di temporanea assenza. In un primo momento, l’ex vicepresidente ha ribadito la sua fedeltà a Maduro assumendo il nuovo incarico e chiedendo la sua liberazione e il suo ritorno in Venezuela. Tuttavia, secondo una versione che circola in modo insistente – al momento impossibile tanto da confermare quanto da smentire — secondo cui vi sarebbe stato un accordo con gli Stati Uniti per portare avanti una transizione post-Maduro, avanzata nel corso di presunti negoziato condotti in Qatar. Non è peraltro a prima volta che circolano delle voci su slealtà nei confronti di Maduro, secondo cui vi sarebbe stato da tempo il presunto impegno segreto da parte dei «Rodríguez» a promuovere una transizione politica ordinata e negoziata. Nel 2024 si era speculato che Jorge Rodríguez, appena rieletto presidente dell’Assemblea Nazionale, fosse stato responsabile della sovrastima del sostegno elettorale al governo, e che avesse consigliato di permettere la partecipazione di Edmundo González nelle elezioni presidenziali del 28 luglio di quell’anno, invece di bloccare l’iscrizione di qualsiasi candidato sostenuto da María Corina Machado (che invece era stata estromessa dalla competizione).
In assenza di informazioni certe, diverse versioni di analisti venezuelani stranieri occupano oggi l’analisi dei quotidiani. Nel frattempo, il governo ad interim ha confermato il suo controllo militare e di polizia del territorio venezuelano — il suo principale asset in qualsiasi negoziato con Donald Trump — e questo sembra essere anche l’elemento all’origine del riconoscimento statunitense dell’illegittimità politica di Machado.
Il dialogo tra i governi di Trump e di Delcy Rodríguez è già aperto, e i primi segnali potrebbero essere la continuazione dell’esportazione di petrolio venezuelano verso il mercato statunitense tramite Chevron e i voli di migranti venezuelani deportati dagli Stati Uniti in Venezuela. Trump ha dichiarato che la nuova leader pagherà un prezzo molto alto «se non farà la cosa giusta» e, in linea con la sua dichiarazione successiva al sequestro di Maduro — e con la sua volontà di scrivere un «corollario» della Dottrina Monroe — ha ribadito di detenere il comando del paese. Un gruppo di quattro alti funzionari di sua massima fiducia assisterà alla supervisione di quella «gestione»: il segretario di Stato Marco Rubio, l’ideologo della politica di massima pressione e rovesciamento di Maduro; il capo del Pentagono Pete Hegseth; il suo vice capo di Gabinetto e consigliere per la politica interna Stephen Miller; e il vicepresidente J.D. Vance. Trump ha anche confermato che non ci saranno elezioni in Venezuela nei prossimi 30 giorni.
Il controllo militare e di polizia del territorio venezuelano da parte del governo di Delcy Rodríguez sembra però fragile per diversi motivi: la cattura di Nicolás Maduro senza una reazione armata corrispondente alle capacità difensive della Forza Armata Nazionale Bolivariana (FANB) ha mostrato i limiti delle forze armate in cui il governo aveva investito ingenti somme; i militari della FANB erano ancora accantonati due giorni dopo l’attacco militare statunitense; e, dalla elezione presidenziale del luglio 2024 sotto il comando di Diosdado Cabello, vi è stato un aumento delle capacità e del potere di fuoco di componenti militari e di polizia paralleli alla FANB, come la Direzione Generale di Controintelligence Militare (DGCIM) e il Servizio Nazionale Bolivariano di Intelligence (Sebin). È anche improbabile che l’esito delle preferenze politiche degli ufficiali e delle truppe della FANB rifletta i risultati elettorali del luglio 2024, nei quali il principale candidato dell’opposizione ha ottenuto, secondo gli atti diffusi, circa il 70% dei voti.
In un «dopo» sorprendentemente tranquillo, il governo di Delcy Rodríguez sta già facendo sforzi per ripristinare gradualmente la normalità nei servizi pubblici, nei trasporti e nelle attività commerciali nelle aree residenziali più colpite dall’attacco militare. Ciò sembra indicare che l’obiettivo principale delle azioni del governo è dimostrare la sua capacità di governare il Venezuela. Questa è la carta che gli permette di presentarsi come il socio indispensabile per mantenere l’ordine pubblico nel paese e per abilitare l’accesso degli Stati Uniti al petrolio venezuelano — l’ossessione di Trump — in un contesto di declino dell’infrastruttura petrolifera venezuelana. Infine, le varie frazioni dell’opposizione, sia dentro che fuori dal Venezuela, mantengono posizioni diverse: il settore tradizionale guidato da María Corina Machado ha applaudito l’azione militare statunitense e la cattura di Nicolás Maduro, ma è rimasto in silenzio di fronte al rifiuto della sua leadership e alla dichiarazione di Trump in cui egli si è assunto come amministratore coloniale de facto del Venezuela.
Omar Vázquez Heredia è Dottore in Scienze sociali presso l’Universidad de Buenos Aires (UBA) e politologo presso l’Universidad Central de Venezuela (UCV).
Questo testo è apparso in spagnolo nella versione digitale della rivista «Nueva Sociedad».