Redazione
Nel 2025 la libertà civica e i diritti fondamentali di cittadini, attivisti, giornalisti e organizzazioni della società civile affrontano una pressione sempre più intensa su scala globale. Il Global Findings 2025, edizione più recente del rapporto People Power Under Attack pubblicato dal CIVICUS Monitor, disegna un panorama preoccupante: in un numero record di paesi le libertà di associazione, di espressione e di protesta sono state erose o gravemente limitate, segnando una regressione delle condizioni civiche e democratiche ben al di là dei confini tradizionalmente associati ad autoritarismi espliciti.
Il CIVICUS Monitor è una piattaforma di monitoraggio globale che valuta lo spazio civico — inteso come la capacità delle persone di organizzarsi, esprimersi e protestare liberamente — in 198 paesi e territori, sulla base di dati raccolti da una rete estesa di organizzazioni civiche, osservatori per i diritti umani e team di ricerca regionali. Le valutazioni si articolano in cinque categorie: aperto, ristretto, ostruito, repressivo e chiuso, riflettendo gradi crescenti di ostacoli e violazioni.
Il rapporto 2025 rivela un trend negativo consolidato: solo una minima parte della popolazione mondiale vive in paesi dove lo spazio civico è libero o relativamente aperto. In particolare, il 7% della popolazione globale risiede in contesti con libertà civiche realmente rispettate, mentre una quota crescente vive in paesi classificati come repressi o chiusi. Questo indica che una larga maggioranza affronta restrizioni legali e pratiche tali da curvare significativamente l’esercizio di diritti costituzionali.
Rispetto all’anno precedente, il numero di paesi con classificazioni peggiorate è considerevole: in almeno 18 paesi sono stati segnalati deterioramenti nelle condizioni per le libertà civiche, con 15 downgrade delle valutazioni e solo 3 miglioramenti, segno di un retrocedere generalizzato.
Il fenomeno non riguarda solo paesi con storie consolidate di restrizioni: anche democrazie consolidate, tra cui Stati Uniti, Francia, Germania e Italia, hanno visto progressivi peggioramenti nella loro valutazione, passando da un ambiente civico ristretto a uno ostruito. Questo trend suggerisce che le pressioni contro libertà civiche non sono più circoscritte ai regimi autoritari ma si manifestano anche in contesti democratici avanzati.

Il Global Findings 2025 dedica particolare attenzione alle tattiche di repressione più diffuse. Tra le oltre 50 tipologie di violazioni monitorate, la detenzione di manifestanti emerge come la forma più prevalente di violazione, documentata in almeno 82 paesi nel corso dell’anno. In molti casi, si è trattato di repressioni anche in occasione di proteste pacifiche su temi sociali, ambientali, economici e politici, con forze dell’ordine che hanno operato arresti, uso di forza e criminalizzazione dei partecipanti.
Parallelamente, giornalisti e difensori dei diritti umani hanno subito detenzioni, molestie e intimidazioni, rendendo più arduo documentare e denunciare le stesse violazioni. In almeno 73 paesi sono state riportate detenzioni di giornalisti, mentre in 71 paesi difensori dei diritti sono stati presi di mira con tattiche che vanno dall’arresto all’uso di strumenti di sorveglianza e spionaggio digitale.
Il rapporto sottolinea inoltre come più del 10% delle violazioni abbia una componente digitale, tra cui blackout di internet, blocco di social media e forme di censura online, indicativi della crescente importanza delle tecnologie digitali — non solo come strumenti di comunicazione civica — ma anche come vettori di controllo e repressione.
Un’altra dimensione significativa del deterioramento dello spazio civico riguarda l’adozione di leggi e regolamentazioni restrittive. Il monitoraggio evidenzia che in almeno 66 paesi sono state adottate o proposte norme che limitano in modo diretto o indiretto le libertà civiche, imponendo barriere legali all’organizzazione, alla protesta pacifica e all’espressione critica. Tali misure includono nuove categorie di reati, ampliamenti delle pene per manifestazioni non autorizzate, e strumenti legislativi vaghi o arbitrari che possono essere usati per colpire dissidenza e attivismo.
L’analisi regionale del rapporto rivela pattern distinti ma convergenti di restrizione. In Europa e Asia Centrale, ad esempio, si osserva un arretramento significativo delle libertà civiche: la percentuale di popolazione che vive in paesi con spazio civico aperto o ristretto è diminuita drasticamente rispetto ai livelli pre-2019, riflettendo restrizioni su proteste politiche, diritti di associazione e pluralismo mediatico.
In altre regioni — Americhe, Africa subsahariana, Medio Oriente e Nord Africa — le dinamiche variano, ma la tendenza generale è simile: crescenti restrizioni, repressione di movimenti sociali e leggi punitive che limitano l’azione civica. L’attenzione regionale del Global Findings 2025 offre contesti specifici su minacce e risposte, evidenziando come tattiche di repressione e restrizioni normative si intreccino con questioni sociali e politiche locali.
Consapevole dell’allarme lanciato dai dati, il CIVICUS Monitor include un set di raccomandazioni concrete rivolto ai governi e alle istituzioni internazionali. Tra le principali proposte vi sono l’abrogazione di leggi che criminalizzano l’esercizio dei diritti civici, l’istituzione di meccanismi di protezione per difensori dei diritti umani e giornalisti, la garanzia di processi equi e trasparenti per attacchi contro attivisti, e l’adozione di misure per tutelare i diritti digitali e l’accesso a internet.
Al livello multilaterale, si suggerisce un maggiore impegno delle organizzazioni internazionali — incluse le Nazioni Unite e le Commissioni regionali dei diritti umani — nel promuovere standard coerenti con gli obblighi internazionali sui diritti civili, condannare il regresso democratico e sostenere attivamente la partecipazione delle società civili nei processi decisionali.
Il Global Findings 2025 del CIVICUS Monitor presenta un quadro allarmante: lo spazio civico globale sta subendo pressioni senza precedenti, con quasi la totalità della popolazione mondiale che vive in contesti con restrizioni pesanti ai diritti civili fondamentali. Le violazioni più comuni — detenzioni di manifestanti, repressione delle proteste, restrizioni normative e sorveglianza digitale — segnalano una convergenza tra tattiche autoritarie tradizionali e nuove forme di controllo.
Di fronte a questa regressione, la comunità internazionale, i governi e la società civile devono affrontare la sfida di proteggere e rilanciare le libertà fondamentali, ponendo al centro del dibattito politico la tutela dei diritti di espressione, associazione e protesta pacifica come pilastri insostituibili di democrazia inclusiva e partecipativa.