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Ripensare la sovranità tecnologica europea

Ripensare la sovranità tecnologica europea

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Redazione

 

Nella fase attuale della politica internazionale, l’Unione Europea si trova di fronte a una sfida cruciale: come affermare e garantire la propria sovranità tecnologica in un ordine globale in cui le infrastrutture digitali, i servizi cloud, i sistemi di intelligenza artificiale e le piattaforme strategiche continuano a essere dominati da colossi statunitensi. Il policy brief Get over your X: A European plan to escape American technology di Giorgos Verdi pubblicato dallo European Council on Foreign Relations (ECFR) delinea un quadro di riferimento strategico per affrontare questa sfida e propone un piano europeo per «uscire dalla dipendenza tecnologica americana»

Il punto di partenza della riflessione è tanto semplice quanto radicale: le tecnologie fornite da imprese straniere – in particolare da quelle statunitensi – non possono essere considerate neutrali né garantite come beni inalienabili per la sicurezza e la prosperità europea. L’esperienza recente dimostra che le infrastrutture digitali e le piattaforme tecnologiche non sono meri strumenti economici, ma leve di potere geopolitico. Nelle dinamiche globali di competizione contemporanea, l’accesso, la proprietà e il controllo delle tecnologie critiche possono infatti trasformarsi in strumenti di coercizione politica o economica.

Il brief parte da un esercizio di immaginazione geopolitica (una sorta di scenario “Liberation Day 2.0” nel 2026) in cui l’amministrazione statunitense emana un ordine esecutivo – il “Regulating Access to American Technology” – che autorizza il governo federale a limitare o sospendere l’accesso ai servizi digitali e alle tecnologie statunitensi in caso di emergenza di sicurezza digitale. Una mossa di questo tipo, sebbene fittizia, illustra la possibilità concreta che la dipendenza tecnologica possa tradursi in vulnerabilità strategica: interruzioni nell’accesso al cloud, ai servizi di intelligenza artificiale o a componenti critiche come i chip avanzati non sarebbero soltanto un danno economico, ma un fattore destabilizzante per governi, imprese e società civile europee.

Il dibattito sulle tecnologie digitali nei Paesi europei è spesso stato incentrato sulle conseguenze economiche e sociali dell’innovazione. Tuttavia, secondo Verdi, manca una piena consapevolezza delle implicazioni geopolitiche: una politica digitale interna all’Unione che non tenga conto dei rapporti di forza globali rischia di trovarsi esposta a coercizioni esterne, siano esse politiche, economiche o normative.

La proposta chiave del policy brief è l’istituzione di un “EuroStack”, ossia uno stack tecnologico europeo autonomo in settori critici – come lo spazio, i semiconduttori, il cloud e l’intelligenza artificiale – che possa ridurre la dipendenza da soluzioni estere e dare all’Unione margini di manovra e di resilienza. Questo stack non implica necessariamente la creazione di un ecosistema completamente separato da quello globale, né l’esclusione di fornitori esterni. Piuttosto, significa sviluppare capacità tecnologiche sufficienti a offrire alternative credibili e a garantire opzioni strategiche ai cittadini, alle imprese e alle istituzioni europee.

Un EuroStack europeo rappresenterebbe una “cassetta degli attrezzi” digitale capace di fornire infrastrutture digitali essenziali, piattaforme di computing avanzato, ecosistemi di intelligenza artificiale e soluzioni di sicurezza informatica. In concreto, si tratterebbe di un progetto pluridecennale e multidimensionale, che richiederebbe significativi investimenti pubblici e privati, una governance europea forte e una collaborazione strategica tra Stati membri, industria e ricerca. Solo in questo modo l’Europa potrebbe sviluppare tecnologie competitive e scalabili, capaci di affermarsi sia sul mercato interno sia sui mercati globali.

Una delle obiezioni più frequenti alla costruzione di un’infrastruttura tecnologica autonoma è che essa comporterebbe una rottura delle relazioni consolidate con partner come gli Stati Uniti o il rischio di frammentazione del mercato digitale globale. Tuttavia, Verdi sottolinea che la sovranità tecnologica non equivale a isolazionismo o autarchia. Al contrario, un’Europa dotata di proprie capacità tecnologiche potrebbe interagire con attori esterni da una posizione di maggiore forza negoziale. L’obiettivo non è l’esclusione delle tecnologie americane o di altri partner globali, ma la creazione di alternative solide, che ampino la capacità di scelta dell’Unione Europea e riducano il rischio di dipendenze asimmetriche.

 

 

In questo senso, l’EuroStack deve essere concepito come una “opzione strategica” piuttosto che come una barriera protezionistica. La sovranità tecnologica europea, infatti, deve essere compatibile con la cooperazione internazionale su temi di innovazione, standard globali, etica e responsabilità nelle tecnologie emergenti. Interconnettere capacità tecnologiche autonome con un ecosistema globale regolato da norme multilaterali può infatti favorire un ordine digitale più stabile, aperto e competitivo.

La realizzazione di una tecnologia europea indipendente richiede scelte politiche coraggiose e una ridefinizione delle priorità strategiche nell’Unione. Alcuni aspetti chiave includono:

 

  • Investimenti strategici in ricerca, sviluppo e infrastrutture digitali critiche, con un focus su semiconduttori, cloud computing e intelligenza artificiale.
  • Riforme normative che promuovano l’innovazione interna, riducano le barriere frammentate del mercato unico digitale e facilitino l’adozione di tecnologie europee.
  • Incentivi alla cooperazione pubblico-privato per creare ecosistemi tecnologici competitivi e sostenibili.
  • Strumenti di resilienza geopolitica, capaci di ridurre la vulnerabilità dell’Unione nei confronti di pressioni esterne e di garantire che infrastrutture e dati critici restino sotto controllo europeo.

 

Queste scelte, se integrate in una visione strategica coerente, possono contribuire a trasformare l’Unione Europea da un consumatore ricettivo di tecnologie globali a un produttore autonomo e competitivo di tecnologie critiche.

Il policy brief di Verdi offre un quadro analitico e propositivo per affrontare una delle principali sfide della politica europea contemporanea: come conciliare apertura internazionale e autonomia strategica in un mondo sempre più digitalizzato e geoeconomicamente competitivo. La costruzione di un EuroStack europeo non è un gesto di rifiuto verso gli Stati Uniti o altri partner globali, ma piuttosto un investimento nel futuro europeo: un passo verso una sovranità tecnologica che sia insieme competitiva, resiliente e integrata nella dinamica tecnologica globale.

 

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