articolo | 16 febbraio 2026

Policentrismo europeo

Policentrismo europeo

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Antonio Campati

 

Il colpo che per molto tempo abbiamo atteso è forse arrivato. Il vivace dibattito in corso all’interno dell’Unione europea ci induce a un pacato ottimismo circa il suo futuro. Più volte, abbiamo auspicato un’iniziativa che smuovesse le acque e che consentisse alle istituzioni europee di svegliarsi dal torpore nel quale sembravano assopite. Al netto delle dichiarazioni di circostanza, è innegabile che negli ultimi anni l’Unione sia apparsa paralizzata, persino davanti agli stravolgimenti globali e alle crisi umanitarie rese sempre più devastanti dal ritorno della guerra. La tendenza prevalente per giustificare un tale stato dell’arte è quella di addossare tutte le responsabilità a dinamiche esterne – la fine dell’ordine internazionale liberale, l’ascesa di nuove super potenze, l’influenza dei tecnomonarchi – dimenticando che ci sono vari problemi interni che devono essere affrontati con realismo.

Un passo in tal senso è l’ipotesi del patto tra Meloni e Merz. L’incontro odierno nelle Fiandre ci indicherà se ci sono concrete possibilità che si vada oltre una benevola predisposizione di intenti. È comunque un’iniziativa che ha creato subbuglio, soprattutto in Francia, Paese che si vedrebbe sottratto il ruolo di partner privilegiato della Germania. Non è corretto trarre subito delle conseguenze definitive: è alquanto improbabile che un rapporto decennale possa andare in crisi, o semplicemente incrinarsi, per un vertice.

Da stasera e nelle prossime settimane il quadro sarà più chiaro. Il punto da mettere in evidenza è invece dovuto al fatto che il patto Merzoni – com’è stato subito battezzato l’avvicinamento tra il Cancelliere tedesco e la Presidente del Consiglio italiana – è un segnale del fatto che sono in atto iniziative potenzialmente capaci di segnare il futuro dell’arena europea.

Come ogni scelta politica, anche questa produce scontento e critiche, ma è indicativa per almeno un punto di vista, forse non immediatamente percepibile. Meloni e Merz sono espressioni di due distinte famiglie politiche – i conservatori e i popolari – che da mesi stanno dialogando per tentare di individuare delle prospettive comuni. In ambito intellettuale, diverse iniziative vanno in tale direzione, con questo avvicinamento si aggiunge un intento politico diretto.

C’è un ulteriore punto da mettere in evidenza. Il cosiddetto Merzoni potrebbe determinare dei contraccolpi nell’area delle destre europee, riscrivendone le alleanze, perché l’ipotesi di creare delle cooperazioni rafforzate ridurrebbe per esempio il potere di veto esercitato da alcuni Paesi, principale causa dello stallo che si ricordava. In tal senso, un’attenzione del tutto particolare dovrà essere riservata alle elezioni ungheresi del prossimo aprile.

E comunque occorre allargare ulteriormente la prospettiva. Se davvero si vuole dare una sferzata all’Unione europea, anche a margine dell’iniziativa italo-tedesca, è necessario superare schemi antichi, come ancora sta avvenendo in queste ore. Distinguere tra Paesi favorevoli a un’Europa a due velocità e Paesi fermamente convinti che possa esserci solo l’opzione federalista è un modo di analizzare la realtà davvero poco utile.

La vera sfida che istituzioni, autorità epistemiche e società civile hanno davanti è quella di ideare e concretizzare – in tempi brevi – un nuovo policentrismo europeo che non dovrà essere un semplice maquillage della governance attuale, né l’ennesima lista delle buone intenzioni, ma un vero processo costituente in grado di determinare un’articolazione dei poteri al passo con i tempi. Concretamente significa prendere atto della postura assunta dagli Stati Uniti, del ruolo sempre più decisivo della Cina e di quello altrettanto importante dell’Africa.

Nell’ambito delle relazioni tra gli Stati dell’Unione, ciò significa superare la diatriba sulla forza più o meno accentuata delle autorità nazionali rispetto a quelle europee. Piuttosto, occorrerebbe un rafforzamento dei poteri sussidiari nella loro dimensione verticale e orizzontale. Non da ultimo: a quali valori vorrà fare riferimento un nuovo policentrismo europeo? A ben vedere, è forse questo il primo interrogativo al quale rispondere per avviare un così radicale – ma sempre più necessario – processo.

 

Antonio Campati è ricercatore in Filosofia politica presso la Facoltà di Scienze politiche e sociali dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.

* Questo articolo è stato pubblicato originariamente su Avvenire il 12 febbraio 2026.

Data

16 febbraio 2026

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