Redazione
Nel 2025 il mondo ha attraversato una soglia critica in cui sicurezza economica, governance democratica e competizione geopolitica non sono più sfere distinte: si sono fuse in un’unica, complessa sfida per le società democratiche. Questo scenario costituisce il quadro in cui il Center for the Study of Democracy (CSD) ha realizzato il suo rapporto annuale 2025, con l’obiettivo di tradurre evidenze in politiche, ricerca in riforme e diagnosi in implementazioni concrete per rafforzare libertà e resilienza delle istituzioni nel contesto globale attuale.
Il CSD Annual Report 2025 si apre con una riflessione di fondo: la democrazia oggi è messa sotto pressione non da singoli problemi, ma da un intreccio di rischi economici, geopolitici e istituzionali. I fattori di rischio non procedono più in parallelo, ma si intrecciano tra loro, con impatti profondi sulla qualità delle istituzioni e sulla fiducia pubblica nelle democrazie. L’approccio del CSD – istituto di ricerca con sede a Sofia e con un ruolo riconosciuto nella formulazione di policy – è orientato a collegare analisi rigorose e impatto politico, anche attraverso dialoghi con decisori pubblici, società civile e comunità di esperti.
Una delle sezioni centrali del report riguarda le minacce alla sicurezza economica e alla capacità delle istituzioni di far rispettare la legge. Il documento sottolinea come lo stato di diritto e l’integrità istituzionale siano stati erosi da reti di influenza autoritaria, caratterizzate da evasione delle sanzioni, flussi finanziari illeciti e cattura dello Stato.
Il CSD ha concentrato le sue analisi su tre dimensioni chiave del cosiddetto Kremlin Playbook, ovvero la strategia ibrida russa che combina mezzi economici, militari e politici per estendere influenza e indebolire l’autonomia democratica di altri paesi. Attraverso il programma Governance & Integrity Anti-Corruption Evidence (GI ACE) e la serie di ricerche Kremlin Playbook, il CSD ha evidenziato come molti paesi – tra cui Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Turchia, Messico e varie economie dell’America Centrale – siano vulnerabili a pratiche di evasione delle sanzioni, dipendenze energetiche e cattura istituzionale, con effetti corrosivi su democrazia e fiducia pubblica.

Un esempio concreto riguarda l’analisi dell’evasione delle sanzioni legata all’importazione di petrolio russo: evidenze pubblicate dal CSD hanno contribuito alla decisione della Repubblica Ceca di vietare definitivamente le importazioni di petrolio russo, accelerando così il percorso di decoupling strategico dall’energia proveniente dalla Russia. Gli studi condotti sul tema degli illicit financial flows (IFFs) – flussi finanziari illeciti che alimentano reti di influenza e corruzione – mostrano come tali flussi nel Bacino dei Balcani Occidentali e nella regione del Mar Nero abbiano raggiunto livelli pari a decine di miliardi di dollari. Questo fenomeno ha generato effetti destabilizzanti, favorendo opportunità di state capture e indebolendo la governance democratica in paesi candidati o potenziali candidati all’integrazione europea.
Una parte significativa dell’analisi riguarda la sicurezza energetica e la transizione verso sistemi più sostenibili. Il rapporto sottolinea come la transizione energetica sia oggi parte integrante della sicurezza nazionale ed economica, non un tema ambientale isolato. Attraverso il proprio Energy and Climate Security Risk Index, il CSD ha documentato vulnerabilità nella competitività europea, evidenziando la necessità di risposte coordinate ma differenziate tra Stati membri per accelerare la transizione verso fonti a basse emissioni e rafforzare al contempo l’autonomia strategica europea.
Il report dedica ampio spazio alla democrazia digitale e alla lotta contro le minacce ibride, tra cui disinformazione e manipolazione dell’informazione. La crescente sofisticazione delle campagne di disinformazione richiede strategie di governance digitale più robuste, preparazione istituzionale e difese collettive. In questo contesto, il CSD propone il concetto di European Democracy Shield, una iniziativa intesa a rinforzare la capacità di resilienza democratica attraverso strumenti di monitoraggio, cooperazione internazionale e sviluppo di contromisure integrate contro minacce ibride.
Un altro filone del rapporto riguarda l’empowerment delle persone e la protezione dei diritti. Il CSD analizza programmi di sviluppo delle capacità legali e istituzionali che mirano a rafforzare i gruppi vulnerabili e sostenere la partecipazione democratica, specialmente in contesti in cui i diritti civili e politici sono messi sotto pressione. Il rapporto offre anche approfondimenti su tematiche come l’integrazione nel mercato del lavoro, l’occupazione giovanile e gli effetti sociali dell’adozione dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi e democratici.
Un tema trasversale è quello della sicurezza interna e della lotta alla criminalità organizzata. Il report documenta come reti criminali ad alta pericolosità – traffico di armi da fuoco, frodi su carburanti, tratta di esseri umani e crimini ambientali – si intersechino con fenomeni di influenza politica e vulnerabilità istituzionali, contribuendo ad indebolire la fiducia pubblica e la coesione sociale.
Il CSD Annual Report 2025 si chiude con riflessioni strategiche sulle sfide future: la necessità di rafforzare la cooperazione multilaterale, sviluppare strumenti più sofisticati per contrastare minacce ibride e costruire sistemi democratici più resilienti di fronte alla crescente competizione globale. La visione del CSD è chiara: difendere la democrazia non è un’attività difensiva passiva, ma richiede proattività, innovazione nelle politiche pubbliche e impegno civico continuo. In un mondo in cui i fattori economici, politici e tecnologici sono intrecciati, rispondere in modo efficace alle sfide significa adottare approcci sistemici che includano ricerca, advocacy e cooperazione tra istituzioni nazionali, europee e internazionali.