Redazione
Presentato il 2 dicembre 2025 presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, l’Annuario della TV italiana 2025, dal titolo Le sfide dello streamcasting, rappresenta un nuovo punto di riferimento per comprendere le trasformazioni profonde che stanno investendo il sistema televisivo nazionale e, in prospettiva, internazionale. Curato da Massimo Scaglioni e realizzato dal CeRTA con la collaborazione di istituzioni, centri di ricerca e enti di misurazione come Auditel, Comscore, Nielsen, Ipsos, oltre al sostegno di Confindustria Radio Televisioni, APA, UPA e col patrocinio di AGCOM, il volume fotografa un settore in piena fase di riorientamento competitivo, tecnologico e culturale.
Il concetto chiave attorno al quale ruota questa edizione è quello di streamcasting: un neologismo che sintetizza l’ibridazione sempre più intensa tra il broadcasting televisivo tradizionale e lo streaming online, con una convergenza di modelli, contenuti, pratiche di consumo e logiche di mercato. In sostanza, broadcasting e streaming non sono più mondi separati, ma parti di un unico ecosistema dinamico, in cui i confini si dissolvono e si ridefiniscono continuamente.
Secondo l’Annuario 2025, l’ingresso massiccio delle Smart TV connesse nelle case italiane è uno degli elementi più rilevanti della trasformazione in atto. Con oltre 22 milioni di unità installate sul territorio nazionale, la Smart TV non rappresenta semplicemente un’evoluzione tecnologica, ma un vero e proprio snodo di consumo: essa amplia l’accesso a contenuti on demand e ridefinisce il rapporto tra pubblico e offerta editoriale.
In questo contesto, strumenti di misurazione come la Total Audience di Auditel, resa ufficialmente currency di mercato dal 29 dicembre 2024, assumono un ruolo strategico. La Total Audience integra dati di ascolto tradizionali con quelli digitali su diversi dispositivi, rendendo possibile una visione unificata e comparabile dei consumi, che include fruizione live, on demand e time-shift. Questa innovazione metodologica consente di cogliere con maggiore precisione le dinamiche di consumo contemporanee e di orientare le scelte editoriali, pubblicitarie e strategiche dei diversi player.
Il passaggio a una misurazione Total Audience segnala la fine dell’era in cui gli ascolti televisivi venivano valutati esclusivamente attraverso il palinsesto lineare, riconoscendo finalmente l’importanza dei consumi digitali e multiplatform. Per il mercato dei media, si tratta di un punto di svolta che condiziona scelte di investimento, programmazione e competizione tra broadcaster tradizionali e nuove piattaforme.
L’Annuario individua quattro poli principali dell’ecosistema audiovisivo odierno:
- I broadcast tradizionali (come Rai, Mediaset, Sky e altri editori nazionali);
- Le piattaforme globali come YouTube e simili;
- I servizi di streaming (Netflix, Amazon Prime Video, Disney+, Paramount+ ecc.), sempre più inclini a modelli ibridi con raccolta pubblicitaria;
- I social media (Meta, TikTok, e altri), che non fungono più solo da canali accessori ma diventano spazi di promozione e distribuzione di contenuti audiovisivi integrati.
In questo terreno competitivo emergono dinamiche complesse: i broadcaster tradizionali devono adattarsi a logiche di consumo non lineari e a mercati sempre più segmentati, mentre le piattaforme digitali cercano di incorporare elementi di broadcasting, come la programmazione curata e gli eventi “live” di grande richiamo. Allo stesso tempo, i social media amplificano la portata dei contenuti e contribuiscono alla creazione di comunità attorno agli show, generando un effetto moltiplicatore sui dati di audience complessivi.
Nonostante l’incremento robusto dei consumi on demand, l’Annuario registra come la televisione lineare mantenga ancora un ruolo significativo per il pubblico italiano, soprattutto come luogo di ritualità collettiva e condivisione sociale. Grandi eventi come il Festival di Sanremo, così come appuntamenti sportivi e programmi di intrattenimento consolidati, continuano infatti a generare picchi di ascolto rilevanti, fungendo da catalizzatori di esperienza condivisa.
In parallelo, cresce il consumo individuale e personalizzato: la possibilità di vedere contenuti quando e dove si preferisce ha modificato le abitudini, con incrementi significativi nei segmenti on demand e con una maggiore penetrazione tra fasce demografiche più ampie, inclusi gli over 65. Questo fenomeno non si limita a una semplice sostituzione del consumo lineare, ma rappresenta piuttosto una coesistenza e un arricchimento delle modalità di fruizione.
L’Annuario analizza anche le dinamiche interne alla produzione audiovisiva, evidenziando come la crescente competizione tra broadcaster e piattaforme abbia impatti anche sui costi e sui formati. La produzione di contenuti originali, in particolare scripted e unscripted, vede un rialzo degli investimenti rispetto agli anni precedenti, con ripercussioni sui budget complessivi del settore. Le opere di fascia “high-end”, ad esempio, richiedono risorse sempre maggiori, mentre format più leggeri o generi emergenti (come il short form e le produzioni legate ai social) si affermano grazie a costi più contenuti e a un impatto potenziale elevato.
Allo stesso tempo, la diversificazione dei modelli economici — tra abbonamenti, adv video su richiesta e formule ibride — sta ridefinendo il valore commerciale dei contenuti e delle audience, imponendo ai produttori di ripensare l’offerta in chiave multi-platform e multi-device.
Nel suo complesso, Le sfide dello streamcasting descrive un’industria in fase di maturazione critica: non più dominata da dicotomie rigide tra lineare e digitale, ma piuttosto da un continuum di pratiche di creazione, distribuzione, misurazione e consumo dei contenuti. In questo scenario, la resilienza della televisione italiana emerge come elemento chiave: i broadcaster tradizionali non scompaiono, ma si trasformano; le piattaforme digitali non si limitano a erodere quote di mercato, ma contribuiscono a ampliare le possibilità narrative e di audience; i social media integrano i percorsi di scoperta e partecipazione del pubblico.
L’Annuario 2025 segnala dunque che la televisione non è “finita”, ma si trova in un processo di reinvenzione permanente, in cui capacità di adattamento, innovazione nei modelli di misurazione e nuove forme di produzione narrativa saranno i fattori determinanti per le strategie future.