articolo | 20 febbraio 2026

Le Olimpiadi come specchio della politica internazionale

Le Olimpiadi come specchio della politica internazionale

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Redazione

 

In apparenza, lo sport continua a presentarsi come uno spazio neutrale: una sospensione temporanea dei conflitti, un linguaggio universale capace di unire popoli, nazioni e culture diverse sotto il segno della competizione regolata. Eppure, mai come oggi, questa rappresentazione appare fragile. Guerre, boicottaggi, sanzioni, conflitti simbolici e controversie normative attraversano sempre più spesso i grandi eventi sportivi, trasformandoli in veri e propri teatri della politica internazionale. È da questa consapevolezza che prende le mosse il volume Sport and International Politics in the Changing World Order, curato da Leo Goretti, Emidio Diodato e Veronica Strina, pubblicato nella collana di Polidemos.

Il libro esce in un momento particolarmente significativo: l’avvicinarsi delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 coincide con una fase di profonda instabilità dell’ordine internazionale, segnata dal ritorno della guerra su larga scala in Europa, dall’acuirsi dei conflitti in Medio Oriente e dalla crescente contestazione dei principi che hanno sorretto l’ordine liberale globale. In questo contesto, lo sport – e in particolare i grandi mega-eventi – non può più essere considerato un semplice sfondo simbolico, ma diventa una lente privilegiata per osservare trasformazioni, fratture e tensioni della politica mondiale.

 

Oltre il mito della neutralità

Il filo conduttore del volume è una messa in discussione radicale del mito della neutralità sportiva. A partire dalla ricostruzione storica dell’ideale olimpico di Pierre de Coubertin, il libro mostra come lo sport moderno sia sempre stato intrecciato con il potere politico, con la costruzione delle identità nazionali e con le gerarchie internazionali. Le Olimpiadi, lungi dall’essere un’arena “al di sopra” della politica, sono state fin dall’inizio uno spazio di rappresentazione simbolica della sovranità, del prestigio e della competizione tra Stati.

Nel corso del Novecento, questa dimensione si è resa particolarmente evidente durante la Guerra fredda, quando lo sport è diventato un campo di battaglia ideologico tra blocchi contrapposti. Ma anche nel mondo post-bipolare, dominato dalla globalizzazione e dal mercato, la politicizzazione non è affatto scomparsa: ha semplicemente assunto forme nuove, legate alla soft power competition, ai diritti umani, alle identità di genere, alla governance globale e alla legittimità delle istituzioni internazionali.

 

La struttura del volume

Il libro si articola in cinque saggi, preceduti da una prefazione di Damiano Palano, che inquadra teoricamente il tema e ne sottolinea la rilevanza per lo studio della democrazia e dei mutamenti politici. I contributi, pur diversi per approccio e oggetto empirico, condividono una tesi comune: lo sport è oggi una istituzione secondaria dell’ordine internazionale, profondamente dipendente dalle sue trasformazioni e, al tempo stesso, capace di rifletterle e amplificarle.

Il saggio introduttivo dei curatori offre una cornice teorica ampia, ricostruendo il processo di internazionalizzazione dello sport moderno e mostrando come la geografia dei grandi eventi sportivi rifletta gli spostamenti del potere globale. Dalle Olimpiadi “occidentali” del Novecento alla fase BRICS (Sochi 2014, Rio 2016, Pechino 2022), fino al ritorno europeo con Parigi 2024 e Milano-Cortina 2026, lo sport diventa un indicatore sensibile delle transizioni dell’ordine mondiale.

Il secondo capitolo affronta uno dei casi più emblematici degli ultimi anni: la guerra russo-ucraina e le sue ripercussioni sul sistema olimpico. Analizzando il periodo che va da Pechino 2022 a Parigi 2024, il saggio mostra come il principio di neutralità del Comitato Olimpico Internazionale sia stato oggetto di una contestazione profonda, mettendo in luce i limiti strutturali dell’idea di uno sport “apolitico” in un contesto di conflitto sistemico.

Il terzo contributo sposta l’attenzione sulla FIFA e sul conflitto israelo-palestinese, rivelando come le organizzazioni sportive internazionali agiscano sempre più come attori politici a pieno titolo. Le decisioni – o le non-decisioni – della FIFA non possono essere comprese senza considerare le reti di potere, le leadership personali e le strategie geopolitiche che attraversano il calcio globale.

Il quarto capitolo propone un’analisi comparata delle Olimpiadi di Sochi 2014, Pechino 2022 e Parigi 2024, interpretandole come momenti di contestazione dell’ordine internazionale liberale. Russia e Cina utilizzano l’arena olimpica per proporre visioni alternative dell’internazionalismo, ma il saggio mostra come anche le democrazie liberali siano attraversate da tensioni interne che mettono in discussione i valori universalistici dell’olimpismo.

Gli ultimi due capitoli riportano l’attenzione sul calcio come spazio di costruzione e contestazione delle gerarchie globali. Da un lato, l’analisi della popolarizzazione del calcio in Brasile mette in luce il ruolo dei discorsi razziali nella costruzione dell’identità nazionale. Dall’altro, la figura di Diego Armando Maradona viene riletta come simbolo di resistenza alle strutture di potere del calcio globale e come anticipatore delle odierne forme di attivismo degli atleti.

 

Uno specchio del nostro tempo

Nel suo insieme, Sport and International Politics in the Changing World Order propone una lettura dello sport come specchio concentrato delle trasformazioni del mondo contemporaneo. Le Olimpiadi, i Mondiali di calcio e le grandi competizioni non sono semplici eventi spettacolari, ma dispositivi simbolici in cui si condensano conflitti, aspirazioni e contraddizioni dell’ordine globale. Comprendere lo sport significa, oggi più che mai, comprendere la politica internazionale.

Ed è proprio questa la scommessa del volume: usare lo sport non come evasione, ma come chiave interpretativa del nostro presente.

Data

20 febbraio 2026

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