recensione | 31 luglio 2026

La fantascienza è già qui

La fantascienza è già qui

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Margherita Farinella

 

Passato, presente, futuro. Iperreale, virtuale, reale. La fantascienza del passato interpreta il nostro presente e immagina il nostro futuro. È questa una delle intuizioni più efficaci di Resistere ai tempi oscuri. Il nuovo sistema totalitario, in cui Asma Mhalla, politologa franco-tunisina, vede l'attualità come una fase di transizione. E come ogni momento di passaggio, può condurre a esiti differenti a seconda di come scegliamo di agire. Esserne consapevoli è il primo passo e l'autrice accompagna il lettore in un viaggio nei tempi oscuri che stiamo attraversando.

Nelle pagine finali del libro, pubblicato nella prima edizione in francese, Cyberpunk. Le nouveau système totalitaire (2025), l’autrice scrive di avere avuto, al termine del saggio, «l'impressione di riemergere da una lunga immersione in acque torbide» (pp. 116-117). È una sensazione che il libro trasmette anche a chi lo legge. Denso, evocativo, a tratti inquietante, il volume attraversa il passato e il presente per interrogare il futuro, mostrando come immagini e narrazioni che sembravano appartenere alla fantascienza descrivano ormai la nostra esperienza quotidiana.

Per questo Mhalla torna a 1984 di George Orwell e a Neuromante di William Gibson. Non per cercare anticipazioni profetiche, ma perché quelle opere permettono di mettere a fuoco ciò che il presente rischia di rendere invisibile. L'America di Trump e Musk, gli ideologi della Silicon Valley, il progetto tecnoaccelerazionista: «ciò che chiamiamo “realtà” è già un'interfaccia» (p. 13), scrive l'autrice. Evidenziando il rapporto col tempo e con la tecnologia, il suo monito riguarda l’ipernormalizzazione e lo scarto tra realtà e apparenza.

In questo scenario il controllo non si esercita più principalmente attraverso la coercizione, ma mediante infrastrutture tecnologiche che organizzano il nostro modo di vivere, di comunicare e perfino di percepire il mondo. Il potere diventa meno visibile proprio perché è sempre più incorporato nei dispositivi, negli algoritmi e nelle piattaforme che abitano la quotidianità.

È qui che il dialogo con i classici del Novecento si intreccia con la riflessione politica attuale. Riprendendo Robert O. Paxton, George L. Mosse, Emilio Gentile, Hannah Arendt e Jean Baudrillard, Mhalla descrive il presente come l'affermarsi di un fascismo-simulacro. Non un ritorno del fascismo nelle forme storiche del secolo scorso, ma una sua trasformazione: una messinscena capace di funzionare anche senza un rapporto stabile con la realtà, che non distrugge apertamente la democrazia, bensì la svuota dall'interno.

In questo contesto la coerenza perde importanza. Conta produrre confusione, alimentare la sfiducia e moltiplicare le «verità irrazionali». È ciò che l'autrice definisce «menzogna performativa» (p. 83): un'affermazione che diventa vera non perché corrisponde ai fatti, ma perché, ripetuta, produce effetti sociali e simbolici. Ci troviamo in una flussocrazia, nella quale la democrazia non viene abolita, ma sommersa da un flusso continuo, con velocità, cattura dell’attenzione e algoritmi che orientano il potere e riducono progressivamente lo spazio della rappresentanza.

Anche qui la fantascienza smette di essere finzione. Il bipensiero di 1984, il linguaggio utilizzato come strumento di dominio, e non di libertà, trovano riscontri concreti nelle politiche dell'America di Trump, nelle trasformazioni operate dalle grandi piattaforme digitali e nell'inedita alleanza tra Big Tech e Big State. È questo il passaggio che Mhalla descrive come il movimento dalla post-truth politics alla post-law politics, fino alla possibile post-state politics: una traiettoria che ridefinisce insieme il potere politico, lo Stato e la democrazia liberale.

La riflessione si allarga alle ideologie che animano una parte della Silicon Valley. Passando in rassegna i diversi imprenditori e ideologi statunitensi – come Peter Thiel e Curtis Yarvin – e le origini dei loro pensieri, Mhalla ne esplicita le relazioni tra ideologia e profitto, descrivendo «un’élite in rivolta, stanca di dover scendere a compromessi con la gente comune» (p. 29). Evidenzia un ritorno alla materialità, alla forza, a un capitalismo coloniale, dove il nuovo American Dream – definito con la postumanità – è solo per pochi, e la tecnologia è totale. Mostra come il sogno tecnologico si accompagni a progetti ideologici che mirano a superare non solo i confini territoriali, ma anche quelli biologici, da Marte alle menti. Il rischio è quello di un nuovo colonialismo tecnologico, capace di trasformarsi in un totalitarismo cognitivo.

La politologa non si limita alla diagnosi, lancia un appello a resistere con le nostre menti. Mhalla invita a difendere la libertà cognitiva come libertà fondamentale; a recuperare il corpo, le relazioni e la capacità di pensare criticamente; a ritrovare il reale. Anche l'Europa, suggerisce, potrebbe riacquisire rilevanza proprio partendo da una condizione più marginale, ponendosi una domanda tanto semplice quanto decisiva: «che cosa desideriamo essere?» (p. 47).

Il volume lascia spazio anche a una riflessione dell'autrice sulla propria posizione situata – di donna, straniera, cosmopolita – nell’effettuare quest’analisi cupa della situazione attuale (ma rende questo la sua prospettiva e le sue preoccupazioni meno rilevanti?), e si chiude con una nota positiva, identificando dei poli che già resistono – alcuni giornali, giudici, università, società civile e alcune grandi città –, e la speranza del ritrovamento di un noi. Un glossario, dei consigli di lettura e alcuni esercizi accompagnano il lettore oltre la riflessione teorica, invitandolo a mettere in pratica questo lavoro di consapevolezza.

Alla fine del libro, dunque, si ha davvero la sensazione di riemergere. Le acque restano torbide, ma tornano anche il respiro e la possibilità di orientarsi. È forse questo il messaggio più importante di Mhalla: la fantascienza cyberpunk non è già il nostro destino. È il linguaggio attraverso cui possiamo riconoscere il presente e, proprio per questo, immaginare ancora un futuro diverso.

 

Margherita Farinella è dottoranda in "Istituzioni e politiche" presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore

 

Data

31 luglio 2026

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