V-Dem Democracy Report 2026 | 17 marzo 2026

La democrazia arretra nel mondo: il ritorno degli autoritarismi

La democrazia arretra nel mondo: il ritorno degli autoritarismi

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Redazione

 

Il nuovo Democracy Report 2026 del V-Dem Institute fotografa un momento storico particolarmente critico per la democrazia globale. Secondo il rapporto, il mondo sta vivendo una fase di regressione democratica che riporta l’esperienza media dei cittadini a livelli paragonabili a quelli della fine degli anni Settanta, cancellando gran parte dei progressi registrati durante la cosiddetta “terza ondata di democratizzazione” iniziata negli anni Settanta.

Il dato più impressionante riguarda la distribuzione dei regimi politici: oggi la maggioranza della popolazione mondiale vive sotto sistemi autocratici. Nel 2025 circa il 74% degli abitanti del pianeta — oltre sei miliardi di persone — vive in regimi non democratici, mentre solo il 26% risiede in paesi classificati come democrazie. Ancora più ridotto è il gruppo delle democrazie liberali, che comprendono appena il 7% della popolazione mondiale, il livello più basso degli ultimi cinquant’anni.

Questa trasformazione non dipende soltanto dall’espansione di regimi autoritari già consolidati, ma anche da un processo di erosione interna delle istituzioni democratiche. Il rapporto parla esplicitamente di una “terza ondata di autocratizzazione”: una dinamica che non riguarda soltanto paesi tradizionalmente autoritari, ma anche stati che per decenni sono stati considerati pilastri della democrazia liberale.

 

Un mondo con più autocrazie che democrazie

Nel 2025 il mondo conta 92 autocrazie e 87 democrazie. È il secondo anno consecutivo in cui i regimi autoritari superano numericamente quelli democratici. Il cambiamento non è soltanto quantitativo. Anche la qualità delle democrazie esistenti si sta deteriorando. Negli ultimi quindici anni il numero di democrazie liberali — cioè sistemi caratterizzati da separazione dei poteri, stato di diritto e tutela dei diritti civili — è sceso da 45 a 31. Parallelamente sono aumentate le democrazie elettorali, sistemi in cui esistono elezioni competitive ma con garanzie più deboli per i diritti e i controlli istituzionali.

Il risultato è un progressivo slittamento verso forme di autoritarismo competitivo o illiberale, in cui le istituzioni democratiche continuano formalmente a esistere ma perdono progressivamente efficacia.

 

Il grande rovesciamento della democrazia globale

Gli studiosi del V-Dem parlano di un vero e proprio “Great Reversal”, un grande rovesciamento che confronta l’inizio degli anni Duemila con la situazione attuale. Venticinque anni fa il numero di paesi in cui gli indicatori democratici miglioravano era nettamente superiore a quelli in cui peggioravano. Oggi la situazione si è invertita.

L’indicatore più colpito è la libertà di espressione. Nel 2000 migliorava in 52 paesi e peggiorava in appena cinque. Nel 2025 accade l’opposto: 44 paesi registrano un deterioramento della libertà di espressione, mentre solo undici mostrano progressi.

Anche altri elementi fondamentali della democrazia mostrano tendenze analoghe.

  • Libertà di associazione: in forte declino, con restrizioni crescenti per partiti e organizzazioni civiche.
  • Qualità delle elezioni: il numero di paesi in cui l’integrità elettorale peggiora supera quello dei paesi in cui migliora.
  • Deliberazione pubblica: diminuisce la capacità dei sistemi politici di fondare le decisioni su un confronto aperto e pluralistico.

Tra gli strumenti più utilizzati dai governi che imboccano una deriva autoritaria spiccano la censura dei media, la repressione della società civile e il controllo delle istituzioni elettorali. I segnali più preoccupanti: media, società civile e diritti

L’analisi più dettagliata del rapporto individua alcuni indicatori che stanno peggiorando in un numero particolarmente elevato di paesi. Il più diffuso riguarda gli sforzi dei governi per censurare i media, in crescita in 44 stati. Un fenomeno sempre più diffuso è anche l’autocensura dei media, che emerge in quasi quaranta paesi: giornalisti e redazioni limitano preventivamente le proprie pubblicazioni per evitare ritorsioni o pressioni politiche.

Parallelamente cresce la pressione sulle organizzazioni civiche. In quasi quaranta paesi le organizzazioni della società civile sono soggette a restrizioni sempre più severe, attraverso leggi che ne limitano le attività, i finanziamenti o la libertà di organizzazione. Un altro dato particolarmente allarmante riguarda l’uso crescente della tortura come strumento di repressione politica, segnalato come fenomeno in aumento in 33 paesi.

 

 

Le dinamiche regionali

Il declino democratico non è uniforme, ma coinvolge praticamente tutte le regioni del mondo. L’Europa occidentale e il Nord America restano le aree più democratiche, ma registrano un arretramento significativo. Il rapporto sottolinea che il livello medio di democrazia per i cittadini di queste regioni è oggi il più basso degli ultimi cinquant’anni, in gran parte a causa degli sviluppi politici negli Stati Uniti.

In America Latina la situazione è più ambivalente: pur restando la seconda regione più democratica del mondo, diversi paesi stanno attraversando fasi di regressione istituzionale. In Asia meridionale e centrale la situazione è ancora più critica: l’85% della popolazione vive in regimi autocratici elettorali, mentre la quota di cittadini che vive in democrazie è estremamente ridotta. Il Medio Oriente e il Nord Africa rimangono invece la regione più autoritaria del mondo.

 

Il caso statunitense

Uno degli aspetti più discussi del rapporto riguarda gli Stati Uniti, che secondo l’analisi del V-Dem non possono più essere classificati come democrazia liberale, perdendo uno status mantenuto per oltre mezzo secolo. Il rapporto individua una rapida concentrazione dei poteri nell’esecutivo e un indebolimento dei meccanismi di controllo parlamentare e giudiziario. In particolare, gli indicatori relativi ai vincoli legislativi sull’esecutivo hanno registrato un deterioramento senza precedenti nella storia recente del paese.

Secondo gli autori, le elezioni continuano a svolgersi e rimangono relativamente competitive, ma altri elementi fondamentali della democrazia liberale — come la libertà di espressione, i diritti civili e l’equilibrio tra i poteri — mostrano segnali di deterioramento.

 

Un cambiamento nel baricentro politico globale

Nel complesso, il Democracy Report suggerisce che il baricentro del potere globale si sta progressivamente spostando verso sistemi non democratici. Molti dei paesi più popolosi e influenti dal punto di vista economico stanno attraversando processi di autocratizzazione o consolidando regimi autoritari.

Questo fenomeno ha implicazioni profonde non solo per i diritti politici dei cittadini, ma anche per il funzionamento dell’ordine internazionale. Stati autoritari dotati di grande peso economico e geopolitico possono influenzare istituzioni multilaterali, norme internazionali e dinamiche commerciali globali.

 

Una fase di stagnazione democratica

Nonostante il quadro complessivamente negativo, il rapporto segnala anche alcuni processi di democratizzazione. Tuttavia, si tratta di dinamiche limitate: solo 18 paesi sono oggi impegnati in percorsi di democratizzazione, un numero nettamente inferiore rispetto al passato.

Dopo mezzo secolo di espansione delle istituzioni democratiche, il mondo sembra dunque entrato in una nuova fase: non una semplice crisi temporanea, ma un’epoca di stagnazione e regressione della democrazia.

La domanda che resta aperta — e che attraversa l’intero rapporto — è se questo processo rappresenti un cambiamento strutturale dell’ordine politico globale o una fase ciclica destinata, prima o poi, a invertirsi.

 

Data

17 marzo 2026

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