articolo | 29 aprile 2026

La Bulgaria di Radev tra Bruxelles e Mosca

La Bulgaria di Radev tra Bruxelles e Mosca

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Stefano Contini

 

L'euroscettico Rumen Radev, ex Presidente della Repubblica di Bulgaria dimessosi dalla carica il 19 gennaio, è stato eletto nuovo primo ministro del Paese. A poco più di quattro mesi dalla caduta del governo Zhelyazkov, causata delle proteste oceaniche che invasero la capitale bulgara a novembre e dicembre, gli elettori sono stati – nuovamente – convocati alle urne. L’ennesima tornata elettorale del post‑pandemia (otto elezioni parlamentari tra il 2021 e il 2026) si è tenuta il 19 aprile. Sulla scheda i votanti hanno trovato quattordici partiti e dieci coalizioni, segno di una frammentazione partitica che sembra non voler diminuire.

I continui cambi al vertice e la crescente sfiducia dell’elettorato nei confronti del sistema politico bulgaro hanno portato, negli anni, a un declino di affluenza sempre più marcato. Il dato oscillante sulla partecipazione, dall’impressionante 90% del 1990 (segno di un elettorato strutturato nelle prime elezioni per la Grande Assemblea Nazionale dopo la caduta del regime comunista bulgaro), ha visto un declino notevole, arrivando al 50% nell’aprile 2021 sino a raggiungere il nadir a giugno del 2024 con un significativo calo al 35%. Lo scorso 19 aprile si è, invece, registrata una notevole ripresa dell’affluenza alle urne, attestatasi nuovamente intorno al 50%.

Dopo le dimissioni, Radev era stato sostituito dalla Vicepresidente Ilijana Jotova, già deputata ed eurodeputata, peraltro prima donna a ricoprire la carica di Presidente della Repubblica di Bulgaria. L’incarico di primo ministro ad interim (designato) era stato assegnato ad Andrej Gjurov, ex vicegovernatore della Banca Nazionale e membro del partito riformista Prodalzhavame Promyanata-PP (Continuiamo il Cambiamento, partito di stampo centrista‑liberale ed europeista), per la gestione della transizione istituzionale in vista delle elezioni.

Radev aveva così potuto costituire all’inizio di marzo – con una mossa sensazionale, dal punto di vista politico e personale – il partito Progresivna Bălgariya-PB (Bulgaria Progressista), con l’obiettivo di raccogliere gli astenuti e i membri di diverse formazioni politiche in un contesto populista e socialdemocratico di centro‑sinistra, con particolare attenzione a quei “micro‑partiti” che difficilmente avrebbero raggiunto la soglia di sbarramento del 4% per accedere all’Assemblea Nazionale.

Il partito di Radev ha ottenuto una vittoria schiacciante con oltre il 44% dei voti, mentre la precedente coalizione di governo di centrodestra, GERB‑SDS (Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria-Unione delle Forze Democratiche) ha ottenuto poco più del 13% (GERB per la prima volta sotto il 20%). Per valutare questo successo elettorale, è bene ricordare che ogni governo bulgaro dal 2001 ha dovuto operare all’interno di una coalizione; Progresivna Bălgariya si è assicurato 131 seggi in parlamento su 240.

Rispetto ai nove partiti presenti nella precedente tornata elettorale, questa volta solo cinque entreranno in Parlamento: l’alleanza tra PP e Demokratichna Bălgariya-DB (Bulgaria Democratica) ha ottenuto il 12,6%, mentre il partito centrista Dvizhenieto za prava i svobodi-DPS (Movimento per i diritti e le libertà) guidato da Delyan Peesvki si è fermato al 7%, in calo rispetto all’11,5% del 2024. Radev è riuscito ad intercettare elettori anche tra i sostenitori del partito filorusso Vazrazhdane (Rinascita), sceso dal 13,3% del 2024 al 4,3%. Per la prima volta dal 1990, anno delle prime elezioni nell’era post‑comunista, il partito socialista bulgaro (BSP) non ha raggiunto la soglia di sbarramento del 4%.

Mostrando un certo euroscetticismo (pur senza arrivare a una rottura formale con l’UE o la NATO), Radev si espone con cautela rispetto al conflitto russo‑ucraino e auspica una ripresa delle importazioni di gas e petrolio dalla Russia. Si dimostra propenso a tenere sempre aperto un canale diplomatico con Mosca e non ha risparmiato le critiche rispetto alle sanzioni europee e all’accordo di sicurezza (di durata decennale) tra Ucraina e Bulgaria, recentemente firmato da Zelensky e da Gjurov.

Il Cremlino, da parte sua, ha accolto favorevolmente la vittoria elettorale di Radev. Dmitry Peskov, portavoce del presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, ha dichiarato: “siamo certamente incoraggiati dalle parole di Radev e di altri politici europei, in merito alla disponibilità a risolvere le questioni attraverso il dialogo”. Anche il Presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha espresso soddisfazione, rimarcando l’aspetto relativo alla sicurezza dell’Unione, dichiarando di attendere “con impazienza di lavorare insieme sulla nostra agenda condivisa per un’Europa prospera, autonoma e sicura”.

Il partito PB di Radev pone al centro della propria agenda politica la lotta all’oligarchia e alla corruzione, contrastando fortemente l’operato del partito conservatore di centrodestra GERB, di cui è esponente di primo piano l’ex primo ministro Zhelyazkov. Parallelamente ad una revisione della legge di bilancio, Radev propone misure volte a contenere l’impatto sui prezzi legato all’adozione dell’euro e a limitare l’inflazione legata ai conflitti in Medio Oriente.

Tra gli interventi prioritari, è prevista una riforma del sistema giudiziario. Tuttavia, per muoversi in tal senso sarebbero necessari almeno 160 seggi in parlamento, motivo per cui servirà comunque il supporto di altre forze politiche, probabilmente PP e DB (Continuiamo il cambiamento e Bulgaria Democratica), per approvare una legge che ponga fine alle pressioni politiche sulla magistratura.

La vittoria di Radev rappresenta l’ennesima svolta nel sistema politico bulgaro, ma in questo caso è stato il logoramento del sistema stesso ad aver “preparato il terreno” per la discesa in campo di un capo dello Stato in carica. La capacità di mobilitare l’astensionismo, insieme alla riorganizzazione del campo progressista attorno a nuovi riferimenti, costituisce una nuova base da cui partire. Il tempo dirà se consenso e carisma sapranno consolidarsi in un assetto istituzionale stabile, capace di superare l’orizzonte di una legislatura.

 

Stefano Contini è dottorando in Istituzioni e Politiche presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e si occupa di storia bulgara.

Data

29 aprile 2026

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