World Happiness Report 2025

L’Italia (in)felice

L’Italia (in)felice

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Redazione

 

Secondo il WHR 2025, l’Italia si colloca al 40° posto su 147 paesi valutati. Negli anni recenti, l’Italia migliora leggermente: il suo “Indice di Felicità” viene riportato intorno a 6,415 / 10 — un valore in crescita rispetto al 2023, quando era di circa 6,324. Questo posizionamento la pone in una fascia “media-bassa” rispetto ai paesi d’Europa occidentale più ricchi o nordici, ma non la colloca tra i paesi con le peggiori condizioni di benessere globale.

Il WHR non misura la felicità come semplice stato d’animo, ma come una valutazione complessiva della qualità di vita — combinando variabili economiche, sociali, sanitarie e relazionali. Tra i fattori considerati: PIL pro capite, aspettativa di vita in buona salute, supporto sociale (cioè la possibilità di contare su qualcuno in caso di bisogno), libertà di fare scelte di vita, generosità, e percezione della corruzione. Il WHR 2025 dedica particolare attenzione a un elemento che resta spesso sullo sfondo ma che — secondo i dati — ha un impatto significativo sulla felicità: la benevolenza, la fiducia, la condivisione. Il rapporto evidenzia come atti di generosità, sostegno reciproco, e la percezione che gli altri siano onesti e disponibili a dare una mano — tutto ciò contribuisca positivamente non solo a chi riceve, ma anche a chi dona. In questo senso, paesi con un forte tessuto sociale, comunitario, di relazioni strette e supporto reciproco tendono a ottenere buoni punteggi di soddisfazione di vita anche se il reddito medio non è elevato.

Punti di forza:

  • Valore della socialità e dei legami: la cultura mediterranea, la centralità della famiglia, le relazioni interpersonali, la solidarietà informale possono rappresentare un capitale di “benessere relazionale” che compensa almeno in parte limiti economici.
  • Capacità di generosità e coesione informale: se il WHR 2025 è corretto nel suggerire che la felicità cresce con la generosità e la fiducia sociale, l’Italia può beneficiare di una base comunitaria e di forme di mutuo aiuto, famiglia e amicizia, ancora diffuse.
  • Resilienza alle crisi: la resilienza sociale, la rete di rapporti e il repertorio di solidarietà possono aiutare a mantenere un livello di benessere soggettivo anche in periodi di difficoltà economica o instabilità.

Limiti e criticità:

  • Posizione intermedia nella classifica globale: il fatto di trovarsi al 40° posto indica che, rispetto ai paesi virtuosi (scandinavi, welfare-state, forti istituzioni sociali), l’Italia ha ancora margini rilevanti di miglioramento.
  • Disparità regionali e fragilità economiche: la felicità non è omogenea su tutto il territorio; aree con disoccupazione, precarietà, degrado, scarsa offerta di servizi rischiano di restare marginali.
  • Indici strutturali di lungo termine: problemi come corruzione, diseguaglianze, inefficienza del welfare o delle istituzioni, instabilità economica rendono difficile costruire una felicità “resiliente e sostenuta”.
  • Rischio di individualismo e solitudine: in contesti urbani e metropolitani caratterizzati da mobilità, frammentazione, crisi demografiche, il capitale sociale di legami e fiducia può essere fragile — riducendo il potenziale beneficio in termini di benessere relazionale.

I dati dell’Italia nel WHR 2025 non sono semplicemente un “metro di felicità”: possono essere una fotografia — e un allarme — sul benessere sociale reale, su come viviamo, su come siamo organizzati come società:

  • Le politiche pubbliche non possono limitarsi a misurare il PIL o a rincorrere crescita economica: il benessere dipende anche da infrastrutture sociali, servizi, coesione, fiducia, comunità. Investire in welfare, sanità, trasporti, housing, ma anche in cultura, socialità, educazione civica e cittadinanza attiva — può significare aumentare la “felicità aggregata”.
  • La generosità, la solidarietà, la fiducia reciproca non sono solo “virtù morali”: sono elementi strutturali del benessere collettivo. Farle emergere significa promuovere politiche di coesione sociale, inclusione, solidarietà locale.
  • In un paese con forti disuguaglianze regionali e sociali come l’Italia, una “felicità diffusa” — che non lasci indietro aree marginali o meno privilegiate — è possibile solo con un progetto di equità reale: accesso ai servizi, riduzione delle diseguaglianze, crescita territoriale, coesione.
  • Il benessere soggettivo va misurato e considerato nelle scelte pubbliche come un indicatore strategico di sviluppo — non solo economico, ma umano e sociale.

Il WHR 2025 dunque ci dice che l’Italia non è tra i paesi più felici del mondo — ma nemmeno tra i meno: si trova in una posizione intermedia, con punteggi in modesta crescita. Il suo punto di forza è culturale e sociale: legami familiari, comunità, solidarietà diffusa possono rappresentare un capitale importante. Tuttavia, per tradurre questo capitale in benessere reale e duraturo, occorre un progetto collettivo: politiche sociali, infrastrutture di welfare, equità territoriale, servizi efficaci, qualità della vita urbana e rurale, fiducia nelle istituzioni. In altre parole: la felicità come dato astratto non basta. Serve una felicità strutturale, costruita. E la sfida per il nostro paese è trasformare la classifica — ma soprattutto le relazioni sociali, le istituzioni, le condizioni materiali — affinché tanti più italiani possano sentirsi davvero “felici di vivere”.

 

 

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