articolo | 17 giugno 2026

Joseph LaPalombara (1925–2026)

Joseph LaPalombara (1925–2026)

Condividi su:

 

Redazione

 

C'è una storia che circola negli ambienti della scienza politica americana e che, meglio di qualsiasi curriculum, dice qualcosa sull'originalità intellettuale di Joseph LaPalombara. Quando nel 1987 uscì Democracy, Italian Style, il suo libro più noto e più amato, la risposta della critica fu straordinaria per intensità e per provenienza. Dozzine di recensori si entusiasmarono, e persino critici solitamente austeri come Gore Vidal e Umberto Eco tributarono un omaggio sincero all'opera. Il fatto che un politologo di Chicago, formatosi a Princeton e approdato a Yale, avesse scritto sulla democrazia italiana un libro capace di conquistare insieme uno scrittore americano di sinistra e uno dei più raffinati intellettuali italiani del Novecento dice già molto: LaPalombara non era soltanto un accademico di valore, era un osservatore capace di guardare l'Italia con occhi stranieri e di vederla, paradossalmente, meglio di molti suoi stessi protagonisti.

Joseph LaPalombara è scomparso nel 2026 all'età di 101 anni. Era nato il 18 maggio 1925 a Chicago, da famiglia di origine italiana – circostanza non irrilevante per capire la traiettoria di una carriera che avrebbe intrecciato in modo insolubile la scienza politica comparata con la passione per la realtà politica italiana. Si laureò all'Università dell'Illinois nel 1947, conseguì il Master nel 1950 e il dottorato a Princeton nel 1954; completò la sua formazione con un certificato dell'Università di Roma nel 1958. Quella permanenza romana non fu un dettaglio biografico accessorio: fu il momento in cui un giovane studioso americano cominciò a costruire la rete di conoscenze, la competenza linguistica e la familiarità con le istituzioni italiane che avrebbe poi alimentato decenni di ricerca sul campo.

La carriera accademica seguì un percorso lineare ma ascendente. Dopo tre anni all'Oregon State University (1947–1950) e undici anni al Michigan State University (1953–1964), dove presiedette il dipartimento di Scienza politica tra il 1957 e il 1962, LaPalombara approdò a Yale nel 1964, dove sarebbe rimasto per tutta la vita, diventando l'Arnold Wolfers Professor of Political Science and Management – una delle cattedre più prestigiose dell'ateneo – e presiedendo per due volte il dipartimento di Scienza politica. La sua carriera docente a Yale si è protratta per oltre cinquant'anni, fino al 2019.

Il contributo scientifico di LaPalombara si dispiegò lungo tre grandi assi. Il primo è la politica comparata nella sua accezione più ambiziosa: quella che, anziché limitarsi alla descrizione delle istituzioni, cerca di costruire categorie analitiche capaci di attraversare i confini nazionali. In questo quadro si inscrivono i volumi della serie Studies in Political Development promossi dal Committee on Comparative Politics del Social Science Research Council, di cui LaPalombara fu uno dei protagonisti principali. Il volume da lui curato con Myron Weiner, Political Parties and Political Development (Princeton University Press, 1966), rimane ancora oggi un punto di riferimento per chi voglia capire come la scienza politica americana degli anni Sessanta abbia posto le basi di un'agenda comparativa destinata a segnare la disciplina per i decenni successivi.

Il secondo asse è quello che ha reso LaPalombara il più autorevole studioso americano di politica italiana della sua generazione. Il lavoro fondativo in questo ambito è Interest Groups in Italian Politics (Princeton University Press, 1964), tradotto in italiano con il titolo Clientela e parentela (Edizioni di Comunità, 1967). In quest'opera LaPalombara introduceva due concetti destinati a entrare stabilmente nel lessico della politologia italiana per descrivere le relazioni strutturali tra gruppi di interesse e apparato burocratico. La distinzione tra un modello fondato sull'identificazione di un'agenzia governativa con una specifica organizzazione d'interesse (clientela) e uno fondato sulla condivisione ideologica o di visione del mondo tra burocrazia e associazioni (parentela) aveva una precisione analitica rara, frutto di anni di ricerca empirica condotta direttamente nel contesto italiano. Il soggiorno romano del 1958 – il certificato conseguito all'Università di Roma – era stato anche l'occasione per affinare quella conoscenza diretta delle istituzioni che avrebbe poi alimentato l'intera ricerca.

Il terzo asse è quello della politica democratica nel suo senso più riflessivo. In Democracy, Italian Style (Yale University Press, 1987), LaPalombara rovesciava il luogo comune di un'Italia politicamente disfunzionale, sostenendo che ciò che appare patologico per la democrazia in un clima può effettivamente operare a vantaggio della democrazia italiana, e che gli italiani avevano costruito una democrazia notevole, capace di esprimere gradi di tolleranza, libertà e inventività politica che altri sistemi avrebbero dovuto invidiare. Era una tesi provocatoria, formulata con il gusto per il paradosso e l'ironia che contraddistingueva il suo stile. I recensori riconobbero in quell'opera la sua speciale capacità di mescolare conoscenza empirica profonda con ambizione teorica e un'inclinazione sistematica a sovvertire il senso comune.

Accanto all'Italia, LaPalombara coltivò negli anni un interesse crescente per la politica delle grandi corporation multinazionali e per le relazioni tra imprese globali e sviluppo politico nei paesi in via di sviluppo. Tra le sue opere principali si annoverano Politics Within Nations (1974), Multinational Corporations and Developing Countries (1981) e Stati uniti? Italia e USA a confronto (2009).

Nel corso della sua carriera LaPalombara fu titolare di fellowship della Guggenheim Foundation, della Rockefeller Foundation, della Ford Foundation, del Social Science Research Council e del programma Fulbright, oltre che del Center for Advanced Study in the Behavioral Sciences di Stanford. Fu insignito della Medaglia d'onore dalla Presidenza della Repubblica italiana e dalla Corte Costituzionale italiana, e ricevette il titolo di Cavaliere e poi di Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica. Nel 2021 Yale gli conferì la DeVane Medal, il più alto riconoscimento dell'ateneo per la carriera didattica e scientifica. Fu membro dell'American Academy of Arts and Sciences e della Connecticut Academy of Arts and Sciences.

Due volte presidente del dipartimento di Scienza politica, direttore dell'Institute for Social and Policy Studies tra il 1987 e il 1991, fu per generazioni di studenti e colleghi un lettore straordinariamente attento e costruttivo del loro lavoro. Era, in breve, uno di quegli studiosi la cui influenza si misura non soltanto nelle citazioni, ma nelle domande che hanno posto e che altri hanno continuato a porre dopo di loro.

Scompare con LaPalombara uno degli ultimi testimoni diretti della stagione d'oro della politologia comparata americana, quella che – con le sue ambizioni universaliste e la sua fiducia nella ricerca empirica – ha plasmato un intero modo di pensare la politica. Ma scompare anche, per chi studia e ama l'Italia, un osservatore raro: uno straniero che aveva imparato a leggere la complessità italiana non con il distacco dell'outsider né con l'indulgenza del filoitaliano irriducibile, ma con la lucidità di chi conosce davvero i meccanismi profondi di un sistema politico e li sa spiegare senza semplificarli.

 

Data

17 giugno 2026

Condividi su:

Newsletter

Iscriviti alla newsletter