Tommaso Ravizza
Nel discorso politico contemporaneo, la paura non è concepita come un effetto collaterale, ma come una risorsa. Dal timore reciproco posto all'origine del patto sovrano nel Leviatano (Hobbes, 2024) fino alla sua rielaborazione come dispositivo interno delle democrazie liberali contemporanee (Robin, 2004), la tradizione del pensiero politico occidentale ha infatti riconosciuto nella paura una risorsa da mobilitare attivamente da chi detiene il potere. La costruzione del nemico rappresenta quindi il meccanismo attraverso cui tale leva diventa politicamente operativa, traducendosi in una distinzione tra “noi” e “loro”. La paura associata a questa dinamica assume una forma liquida, ovvero un'ansia diffusa, priva di oggetto definito e, proprio per questo, come sostenuto da Bauman (2017), infinitamente plasmabile. In questo contesto, un caso particolarmente interessante è quello dell'Argentina di Javier Milei, che mostra come queste dinamiche prendano forma in un dispositivo politico concreto, capace di tenere insieme un corpo politico privo di ciò che la teoria del populismo considera il suo ingrediente fondamentale, ossia un popolo positivo.
La teoria del nemico nell’Argentina di Milei
Primo presidente apertamente libertario al mondo, Javier Milei ha vinto le elezioni argentine del 2023 con un discorso costruito attorno alla “motosierra” e all'attacco alla “casta” politica. La sua figura può essere considerata solo parzialmente populista, in quanto manca di una dimensione people-centred, ossia di una rappresentazione del popolo come soggetto politico unitario (Sendra & Marcos-Marne, 2024).
A differenza dei populismi nazionali-popolari del Novecento latinoamericano, come il peronismo di Juan Domingo Perón, il populismo libertario di Milei combina retorica anti-élite, libertà individuale e tagli allo Stato, rinunciando a nazionalismi o visioni organiche: la sua identità nasce per sottrazione (Tarullo & Fenoll, 2023; Retamozo, 2025). Mentre Perón evoca un “popolo” concepito come comunità organica e nazionale, contrapposta a élite percepite come anti-nazionali (Zanatta, 2013), anche attraverso politiche di nazionalizzazione e il rafforzamento del movimento sindacale, Milei tende invece a dissolvere la dimensione collettiva. Questo modello rappresenta dunque una forma di “populismo antipopulista” (Retamozo, 2025) in cui vengono utilizzate strategie discorsive del populismo classico, come la frontiera antagonistica, l'investimento affettivo sul leader e la dicotomia morale, mettendole al servizio dello smantellamento del soggetto collettivo, non della sua costruzione. In questo scenario, un interrogativo chiave può essere: se il popolo non c'è, cosa tiene insieme il corpo politico mileista?
Il nemico come collante del corpo politico mileista
La risposta sta nel rovescio della logica populista classica: non un popolo che si costituisce contro un nemico, ma un nemico che produce coesione in mancanza di un popolo. All’interno dei discorsi politici del leader argentino, questa architettura si articola in un fronte interno e uno esterno. Il primo è caratterizzato dalla presenza della cosiddetta “casta parassitaria”, responsabile di una “lunga e triste storia di decadenza e declino” e di un modello che considera lo Stato “un bottino di guerra da spartirsi tra gli amici” (Milei, 2023); un nemico domestico che produce paura del furto e dell'impoverimento. Il fronte esterno è invece rappresentato dal “socialismo”, un nemico ideologico onnicomprensivo che Milei accusa di aver permeato le élite occidentali, ormai orientate da una visione del mondo che conduce ad esso, alimentando conflitti sociali nocivi come ambientalismo e femminismo (Milei, 2024). In questa rappresentazione, la minaccia si estende fino a mettere in discussione la tenuta stessa della civiltà occidentale.
Queste due articolazioni complementari del nemico - la “casta” e il socialismo ideologico – contribuiscono a formare l’identità mileista attraverso la distinzione schmittiana amico/nemico secondo cui un popolo positivo è delineato dal nemico (Schmitt, 2023) attraverso l’uso della paura. Quest’ultima, definita come “diffusa, sparsa, indistinta, libera, disancorata, fluttuante, priva di un indirizzo o di una causa chiari” (Bauman, 2017, p. 4).
Conclusione
Il caso mileista evidenzia come la paura costituisca un vero e proprio principio di organizzazione del discorso politico. In un contesto segnato dall’erosione delle certezze proprie della società globalizzata, essa si configura come una risorsa particolarmente esposta alla strumentalizzazione politica, nel punto di intersezione tra la paura diffusa e priva di oggetto descritta da Bauman e la concezione del “politico” fondata sulla distinzione amico/nemico di Schmitt. In assenza di un popolo positivo, è dunque il nemico – interno ed esterno - a tenere insieme il corpo politico, producendo coesione attraverso una mobilitazione negativa in cui la politica non elimina la paura, ma le dà forma, trasformandola nel dispositivo centrale attraverso cui si esercita e si stabilizza il potere.
Tommaso Ravizza è studente del Master in Advanced Global Studies (MAGS)
Riferimenti Bibliografici
Bauman, Z. (2017). Paura liquida. Gius. Laterza & Figli Spa.
Hobbes, T. (2024). Il leviatano. Rizzoli.
Milei, J. (2023, 10 dicembre). Palabras del presidente de la Nación, Javier Milei, luego de la asunción presidencial desde el balcón de la Casa Rosada. Casa Rosada. https://www.casarosada.gob.ar/informacion/discursos/50257-palabras-del-presidente-de-la-nacion-javier-milei-luego-de-la-asuncion-presidencial-desde-el-balcon-de-la-casa-rosada
Milei, J. (2024, 17 gennaio) Special address by Javier Milei, President of Argentina. World Economic Forum. https://www.weforum.org/stories/2024/01/special-address-by-javier-milei-president-of-argentina/
Retamozo, M. (2025). El populismo antipopulista de Javier Milei. Demandas, discurso y política de la derecha radical en Argentina. Revista mexicana de ciencias políticas y sociales, 70(253), 53-76.
Robin, C. (2004). Fear: The history of a political idea. Oxford University Press.
Sendra, M., & Marcos-Marne, H. (2024). Is Milei a populist? People and market in the new radical right in Argentina. Contemporary Politics, 30(5), 639-655.
Schmitt, C. (2023). Le categorie del politico. Bologna: Il Mulino
Tarullo, R., & Fenoll, V. (2023). “Long live freedom!”: Digital communication of Argentina’s emerging libertarian populism. Tripodos. Facultat de Comunicació i Relacions Internacionals Blanquerna-URL, (54), 94-112.
Zanatta, L. (2013). Il Populismo. Carocci Editore