Global Risks Report 2026 | 21 gennaio 2026

Il mondo sul precipizio: rischi globali e crisi della cooperazione nell’età della competizione

Il mondo sul precipizio: rischi globali e crisi della cooperazione nell’età della competizione

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Redazione

 

Il Global Risks Report 2026 del World Economic Forum si inserisce in una fase storica segnata da una crescente difficoltà nel governare l’interdipendenza globale. Giunto alla sua ventunesima edizione, il rapporto restituisce un quadro in cui l’accumularsi di crisi simultanee – geopolitiche, economiche, sociali, tecnologiche e ambientali – non appare più come un’eccezione, ma come una condizione strutturale dell’ordine internazionale contemporaneo. L’analisi si fonda sui risultati del Global Risks Perception Survey 2025–2026, che raccoglie le valutazioni di oltre 1.300 esperti provenienti da governi, imprese, organizzazioni internazionali, mondo accademico e società civile. I rischi vengono osservati su tre orizzonti temporali – il presente (2026), il breve-medio periodo (fino al 2028) e il lungo termine (fino al 2036) – con l’obiettivo di cogliere non solo le minacce immediate, ma anche le traiettorie di trasformazione che stanno ridisegnando il sistema globale.

Il dato che attraversa l’intero rapporto è l’aumento dell’incertezza. Metà degli intervistati prevede un futuro “turbolento” o “tempestoso” nei prossimi due anni; la percentuale sale al 57% se lo sguardo si estende al prossimo decennio. La possibilità di uno scenario “calmo” resta marginale, indicata da appena l’1% degli esperti. Questa percezione diffusa segnala una crisi di fiducia nella capacità delle istituzioni – nazionali e internazionali – di prevenire o contenere shock sistemici.

Nel breve periodo, il rischio che emerge con maggiore forza è il confronto geo-economico. L’uso crescente di strumenti economici – dalle sanzioni alle restrizioni commerciali, dai controlli sugli investimenti alla politicizzazione delle catene del valore – riflette una competizione strategica che tende a sostituire la cooperazione multilaterale. In questo contesto, l’economia globale non appare più come uno spazio regolato da regole condivise, ma come un terreno di confronto tra interessi nazionali contrapposti. A questa dinamica si affianca il persistere dei conflitti armati tra Stati, che continuano a rappresentare una fonte primaria di instabilità e di rischio di escalation.

Il rapporto segnala inoltre una rinnovata centralità dei rischi economici. Rallentamento della crescita, inflazione, bolle speculative e sostenibilità del debito registrano i maggiori incrementi di gravità rispetto all’anno precedente. Queste tensioni si inseriscono in un contesto caratterizzato da elevata incertezza finanziaria e da politiche economiche sempre più influenzate da considerazioni di sicurezza e autonomia strategica. Il World Economic Forum parla, a questo proposito, di una possibile “resa dei conti” economica, in grado di produrre effetti significativi sulla stabilità sociale e politica.

Sul piano sociale, il Global Risks Report 2026 conferma il ruolo centrale di disuguaglianze e polarizzazione. La disuguaglianza è individuata, per il secondo anno consecutivo, come il rischio più interconnesso, capace di alimentare altri fattori di instabilità, dall’erosione dei diritti civili alla sfiducia nei processi democratici. La polarizzazione politica e culturale, spesso amplificata dagli ecosistemi digitali, contribuisce a indebolire il contratto sociale e a ridurre lo spazio per soluzioni condivise alle crisi.

In questo scenario, i rischi tecnologici assumono una rilevanza crescente. Disinformazione e misinformazione figurano tra le principali minacce nel breve periodo, mentre gli effetti avversi dell’intelligenza artificiale mostrano l’aumento più marcato di gravità nel passaggio dal breve al lungo termine. Il rapporto sottolinea come l’accelerazione tecnologica, pur offrendo opportunità significative, introduca nuove vulnerabilità che incidono sulla qualità del dibattito pubblico, sulla sicurezza e sull’organizzazione del lavoro.

 

Diversa appare la percezione dei rischi ambientali nel breve periodo, temporaneamente declassati rispetto alle urgenze geopolitiche ed economiche. Tuttavia, questa tendenza si inverte nettamente nel lungo termine. Guardando al 2036, i rischi ambientali dominano la classifica: eventi climatici estremi, perdita di biodiversità e cambiamenti critici dei sistemi terrestri vengono considerati le minacce più gravi e sistemiche, con implicazioni profonde per la stabilità delle società e delle economie.

Il quadro complessivo delineato dal rapporto è quello di un ordine globale sempre più competitivo, segnato da un multipolarismo privo di solide basi multilaterali. Le istituzioni internazionali faticano a svolgere un ruolo di coordinamento efficace, mentre cresce la tendenza degli Stati a privilegiare risposte unilaterali. In questo contesto, la capacità di affrontare sfide comuni – dal clima alla salute globale, dalla sicurezza economica alla governance tecnologica – appare fortemente compromessa.

Pur concentrandosi sugli scenari di rischio più critici, il Global Risks Report 2026 evita una lettura deterministica del futuro. Le traiettorie restano aperte e dipendono dalle scelte politiche e istituzionali che verranno compiute nei prossimi anni. In un’epoca segnata da competizione crescente e frammentazione, il rapporto richiama implicitamente la necessità di ripensare forme e strumenti della cooperazione internazionale, come condizione essenziale per rafforzare la resilienza collettiva e preservare la stabilità democratica.

Data

21 gennaio 2026

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