Joint Research Centre Report 2026 | 26 gennaio 2026

Il futuro della democrazia tra sfiducia, tecnologie e fratture globali

Il futuro della democrazia tra sfiducia, tecnologie e fratture globali

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Redazione

 

Il Joint Research Centre della Commissione Europea ha pubblicato nel 2026 il report “Scoping Report: Future Challenges to Democracy”, un’analisi articolata che individua le principali pressioni – interne ed esterne – sui sistemi democratici contemporanei. Il documento, collocato nel quadro delle iniziative europee a tutela dei valori democratici, fornisce una mappatura dei rischi e un set di evidenze empiriche utili alla definizione di una strategia europea di resilienza democratica.

Sin dalle prime pagine emerge un dato centrale: la democrazia si trova oggi in una condizione globale più fragile rispetto a due decenni fa. Come si legge nell’Executive Summary, «not long ago, approximately 50 % of the world’s population lived under democratic governance. Today, that has decreased to just 29 %» (Executive Summary, p. 4). Parallelamente, negli ultimi vent’anni «citizens’ trust in democratic institutions has decreased, and it is currently relatively low or very low» (ivi). Il doppio trend – riduzione della democrazia e riduzione della fiducia – definisce un nuovo contesto politico, nel quale la resilienza istituzionale assume una rilevanza strategica.

 

Declino di fiducia e mutazione della cittadinanza democratica

Una delle linee di analisi più significative riguarda l’erosione della fiducia nelle istituzioni rappresentative, nei partiti e nei media tradizionali. Il report documenta il ruolo della trasformazione dell’infosfera, mostrando come l’ecosistema digitale amplifichi polarizzazione, disinformazione e affettività politica. La diffusione di contenuti polarizzati e falsi, facilitata dai social media, contribuisce a delegittimare non solo attori politici ma anche fonti di sapere e autorità epistemiche.

Il documento rileva inoltre una forte correlazione tra sfiducia istituzionale e supporto per forze politiche antisistema. «A large body of evidence suggests that dissatisfaction with democracy and low trust in institutions correlates with support for populist and radical right parties» (p. 75). In particolare, «voters with low or declining levels of trust in institutions… tend to reward ‘challenger’ parties that question the establishment and existing political norms» (p. 75).

Accanto al tema della fiducia si colloca la trasformazione delle forme di partecipazione: meno stabile, meno legata a organizzazioni tradizionali, più episodica e issue-based. La “cittadinanza intermittente” non produce necessariamente apatia, ma ristruttura le modalità con cui i cittadini interagiscono con le istituzioni democratiche.

 

Polarizzazione, identità e disuguaglianze

Un secondo asse di criticità riguarda le fratture sociali che attraversano le società europee. Il report analizza l’intreccio tra: polarizzazione affettiva; conflitti identitari; stagnazione economica e disuguaglianze.

La polarizzazione non viene definita semplicemente come radicalità delle opinioni, ma come crescente “distanza affettiva” e tendenza a percepire il dissenso come minaccia illegittima. Questo meccanismo, osservato in più democrazie occidentali, riduce la disponibilità al compromesso e indebolisce il nucleo deliberativo della democrazia.

Sul piano identitario, il report distingue tra rivendicazioni culturali legittime e dinamiche di mobilitazione politica che sfruttano appartenenze, paure e sentimenti di insicurezza. L’effetto combinato è l’indebolimento dei meccanismi di legittimazione rappresentativa.

Infine, le disuguaglianze non agiscono solo tramite deprivazione materiale, ma anche per mezzo di percezioni di ingiustizia e marginalizzazione. Queste percezioni alimentano risentimenti che trovano sponde politiche in attori esterni al mainstream e nelle narrazioni anti-establishment.

 

Tecnologia, IA e governance algoritmica

La terza dimensione critica individuata dal report riguarda le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale. L’elemento di novità non è solo tecnologico, ma politico: il potere cognitivo e regolativo è passato in parte dalle istituzioni democratiche ad attori privati transnazionali.

Tra i rischi elencati nel report emergono: disinformazione su scala industriale; micro-targeting e manipolazione comportamentale; deepfake e perdita di affidabilità delle prove visive; delega di decisioni pubbliche a sistemi opachi (“black box governance”); dipendenza da infrastrutture e standard non europei.

In sintesi, la democrazia non è minacciata solo sul piano militare o economico, ma anche su quello informativo ed epistemico.

 

La sfida geopolitica

Accanto ai fattori interni, il JRC dedica ampio spazio alle pressioni esterne. Il declino dell’egemonia normativa del modello democratico liberale coincide con l’affermazione di modelli autoritari capaci di combinare performance economica e controllo politico. Il report sottolinea che la competizione geopolitica si gioca oggi anche sul terreno della legittimità ideologica, della sovranità tecnologica e delle infrastrutture critiche.

Per l’Europa, ciò significa operare su più livelli: coesione interna; difesa cognitiva; autonomia strategica in tecnologia e sicurezza informativa; alleanze internazionali coerenti con il proprio modello normativo.

 

Raccomandazioni e scenari

Il documento non propone soluzioni istituzionali precostituite, ma individua una serie di aree prioritarie per il rafforzamento della resilienza democratica: trasparenza e accountability istituzionale; pluralismo informativo e alfabetizzazione digitale; regolazione delle piattaforme e dell’IA; riduzione delle disuguaglianze sociali; difesa della sovranità tecnologica europea; integrazione tra politiche interne ed esterne.

La conclusione del report non è pessimistica. Come si legge nelle ultime pagine, «democracies have historically shown a capacity to adapt and transform in the face of crises» (p. 78). La domanda non è se la democrazia sia destinata a declinare, ma se le democrazie riusciranno a riconoscere per tempo le nuove condizioni strutturali della propria esistenza.

Data

26 gennaio 2026

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