The State of Democracy 2025 - Ipsos

Europa e Occidente al crocevia

Europa e Occidente al crocevia

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Redazione 

 

Un vento di sfiducia attraversa l’Occidente. Secondo l’ultima edizione del rapporto The State of Democracy 2025, realizzato da Ipsos nelle scorse settimane, la soddisfazione per il funzionamento democratico nei paesi occidentali è al palo — e in molti casi la preoccupazione per il futuro supera ogni pari.

L’indagine ha coinvolto circa 9.800 cittadini tra Regno Unito, Francia, Stati Uniti, Spagna, Italia, Svezia, Croazia, Paesi Bassi e Polonia: un campione significativo che consente di misurare con buon grado di attendibilità lo stato d’animo civico nei contesti democratici “storici”. I risultati sono inquietanti:

  • In otto dei nove paesi analizzati la quota di persone soddisfatte del funzionamento della democrazia è inferiore al 50%; l’unica eccezione è la Svezia (65%).
  • Percentuali molto basse anche in paesi come Francia (19%), Croazia (18%), Stati Uniti (20%), Italia e Regno Unito (entrambe 26%).
  • La percezione che la democrazia sia peggiorata negli ultimi cinque anni è largamente dominante: in Francia lo pensa l’81% degli intervistati, nei Paesi Bassi il 76%; negli USA il 61%, in Spagna e Regno Unito il 58%. Solo la Polonia mostra un’inversione di tendenza (42% dice migliorata).
  • Nonostante ciò, in quasi tutti i paesi — salvo la Croazia — domina la convinzione che la democrazia sia ancora fondamentale per la società.

In sintesi: la democrazia è ancora “votata come valore”, ma inevitabilmente appare percepita come una forma istituzionalmente al tramonto — inaffidabile, faticosa, distante dalle esigenze quotidiane.

 

 

Il rapporto non si limita a misurare l’insoddisfazione: indaga anche le radici delle preoccupazioni. I principali rischi per la tenuta democratica, secondo gli intervistati, sono:

  • Disinformazione e “fake news”: segnalate come la minaccia prioritaria soprattutto nei paesi del Nord e dell’Ovest Europa (Regno Unito, Svezia, Paesi Bassi, Francia) e anche in Polonia.
  • Corruzione: considerata il problema principale negli USA e nei paesi del Sud Europa — Spagna (73%), Croazia (80%), Italia (47%).
  • Mancanza di responsabilità politica: la sensazione che i politici non rendano conto delle loro azioni è uno degli elementi più citati nel sondaggio.
  • Estremismo politico e polarizzazione crescente, vista come potenziale minaccia.

Queste paure non sono isolate o “locali”: emergono in modo trasversale in paesi molto diversi per storia, istituzioni e livello di benessere. È la prova che il disagio democratico nutre un malessere collettivo che attraversa frontiere geografiche, tradizioni politiche e sistemi di welfare distanti.

Alla domanda su quali misure rafforzino la democrazia, le risposte — sorprendentemente convergenti — mostrano un orientamento netto:

  • Leggi anti-corruzione più severe e una loro effettiva applicazione: indicata tra le priorità principali in quasi tutti i paesi.
  • Indipendenza della magistratura e giustizia imparziale: particolarmente importante in paesi con scarsa fiducia nelle istituzioni.
  • Regolamentazione dei social media e politiche contro la disinformazione: ritenute efficaci soprattutto laddove le fake news sono viste come minaccia principale.
  • Educazione civica e più trasparenza nelle istituzioni: la richiesta di formazione civica e di rappresentatività è robusta, segno che molti cittadini sentono l’esigenza di un rinnovato “patto democratico” — più chiaro, partecipato, responsabile.

In alcuni paesi, come la Croazia, la fiducia nella democrazia appare fortemente condizionata da risultati concreti: la democrazia è sostenuta — ma soprattutto quando è in grado di garantire benessere e qualità della vita.

Un dato emerge con chiarezza: non è la democrazia come concetto a essere rigettata, quanto piuttosto le sue attuali forme istituzionali — percepite come disfunzionali, lontane, inefficienti. La domanda crescente in molti paesi non è «vogliamo la democrazia?» ma «che democrazia vogliamo?».

Molti cittadini esprimono un desiderio di radicali cambiamenti strutturali, non semplici “aggiustamenti”: ma al tempo stesso prediligono leader capaci di costruire consenso e dare risposte concrete.

È in questo doppio assetto — diffidenza verso lo status quo, ma attaccamento ai valori democratici — che si gioca una partita decisiva per l’Occidente: quella di rinnovare la governance, di ripensare la rappresentanza, di contrastare l’erosione della fiducia.

I risultati del rapporto Ipsos meritano alcune considerazioni più critiche:

  • Carenza di rappresentanza reale: la democrazia appare sempre più distante dalle esigenze di molti cittadini — specialmente in contesti economici fragili, dove le aspettative di benessere e sicurezza non vengono soddisfatte. In questi casi la sfiducia non è ideologica ma materiale.
  • Disarticolazione tra valori e pratiche: la maggioranza continua a dichiararsi “pro-democrazia”, ma la convivenza tra valori democratici e aspettative di efficienza, sicurezza, stabilità politica tende a generare tensioni: la democrazia così com’è appare impotente, e molti sono disposti a sacrificare parte della forma in cambio di risultati concreti.
  • Il pericolo di “democratismo ipocrita”: la richiesta di maggiore efficienza, ordine e stabilità — specialmente laddove la corruzione e la disinformazione generano sfiducia — può aprire la strada a derive autoritarie o populiste, in nome della “salvaguardia della democrazia”.
  • Sfide strutturali, non emergenziali: le risposte chieste — giustizia indipendente, regole più severe, trasparenza, educazione civica — indicano che il problema non è “di oggi”, ma riguarda la forma stessa delle democrazie occidentali, e richiede riforme profonde più che “ritocchi”.

 

Il rapporto The State of Democracy 2025 restituisce dunque un quadro chiaro e inquietante: le democrazie occidentali stanno vivendo un momento di forte disillusione, che non è tanto la conseguenza di crisi singole, quanto di una sensazione diffusa di inadeguatezza.

Tuttavia, ciò non significa che la democrazia sia condannata. Al contrario: molti cittadini chiedono — e cominciano a pretendere — una democrazia più effettiva, più trasparente, più vicina ai bisogni reali. Il consenso ai valori democratici resiste. Il nodo da sciogliere è se le istituzioni sapranno trasformare questa domanda in politica concreta: se riusciranno a rifondare il patto democratico non sul solo principio, ma sull’efficacia, sulla rappresentanza, sulla giustizia e sull’inclusione. Perché — come dimostra il sondaggio Ipsos — alla fine la democrazia continua a essere vista come irrinunciabile. Ma è la forma che va cambiata.

 

 

 

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