Premio Balzan | 14 ottobre 2026

Atene, la teoria, i dati: la lezione di Josiah Ober

Atene, la teoria, i dati: la lezione di Josiah Ober

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Fra le ragioni che fanno della ricerca di Josiah Ober un riferimento ineludibile per chi studia la democrazia e i suoi mutamenti, la prima è forse anche la più semplice: Ober ha fatto ciò che la ripartizione disciplinare del sapere accademico rende sempre più raro, ossia tenere insieme – senza sacrificare il rigore di alcuna delle parti – la competenza dello storico dell’antichità, l’ambizione normativa del teorico politico e gli strumenti analitici della scienza politica. Storico della Grecia antica e politologo, docente a Stanford, egli ha costruito un itinerario in cui l’Atene classica non è mai oggetto di devozione erudita né di facile nostalgia, ma interlocutrice a pieno titolo della riflessione contemporanea.

Questo itinerario ha una sua coerenza interna, che la critica ha riconosciuto leggendo Mass and Elite in Democratic Athens (1989), Political Dissent in Democratic Athens (1998) e Democracy and Knowledge (2008) come una sorta di trilogia. Già nel secondo volume – dedicato ai critici intellettuali del governo popolare – emerge un tratto che sarà distintivo: la democrazia ateniese viene studiata non soltanto nelle sue istituzioni, ma anche attraverso le obiezioni che le furono rivolte dall’interno della stessa cultura politica che l’aveva prodotta, con un’attenzione al nesso fra pratica e pensiero politico che i teorici della politica non possono che salutare con gratitudine.

Il momento in cui questa impostazione dà i frutti più maturi è Democracy and Knowledge. Qui Ober combina la storia di Atene con le teorie contemporanee dell’azione collettiva e della scelta razionale elaborate da economisti e politologi, per spiegare perché una democrazia diretta possa produrre ricchezza, potenza e sicurezza. La tesi è che il vantaggio ateniese risiedesse nella capacità di aggregare e distribuire la conoscenza dispersa fra i cittadini: grazie a reti sociali che raccolgono informazione, alla pubblicità delle decisioni che genera conoscenza comune, all’accesso aperto che abbassa i costi di transazione. Il merito del libro non è soltanto di aver risposto a una domanda nata nelle scienze sociali applicandola a un caso antico, ma di aver fatto compiere a quella domanda il passaggio – sino ad allora inedito – verso gli studi sul mondo antico, offrendo agli antichisti un lessico analitico e ai politologi un caso storico di rara densità documentaria.

Con Demopolis (2017) la dimensione teorica si fa esplicita. Ober vi sostiene che il nucleo originario della democrazia sia l’autogoverno collettivo e limitato dei cittadini, e non la tirannia della maggioranza che tanta tradizione liberale vi ha sovrapposto; e che questa «democrazia di base», quale si manifestò nell’Atene reale e si lascia immaginare nello Stato ipotetico che dà il titolo al libro, possa costituire un fondamento stabile per lo Stato liberale. È una proposta che invita a ripensare il rapporto fra democrazia e liberalismo senza ridurre l’uno all’altro, e che, proprio perché attinge a un’esperienza anteriore alla grammatica dei diritti moderni, offre un punto d’osservazione prezioso in una stagione di crisi e ridefinizione delle democrazie contemporanee.

Merita infine di essere ricordata la sensibilità metodologica che accompagna l’intero percorso: basti pensare al tentativo di elaborare un metodo spaziale per il confronto fra democrazie, applicato ad Atene da Cleistene a Licurgo, che traduce in forma esplicita i giudizi degli storici sul mutamento politico. In un tempo in cui il dialogo fra le discipline è spesso invocato più che praticato, il lavoro di Ober ne mostra la possibilità concreta e la fecondità. Per un centro come Polidemos, impegnato nello studio della democrazia e dei suoi mutamenti, si tratta di un esempio da cui è difficile non trarre ispirazione.

Un’occasione preziosa per confrontarsi direttamente con questo lavoro è offerta dalla conferenza che Ober terrà lunedì 19 ottobre 2026, alle ore 15:30, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore (Sala Convegni SF301, Piazza Sant’Ambrogio 9, Milano), su invito della Fondazione Internazionale Balzan – Premio e dell’Ateneo. Intitolata How Democracy is Reborn. Regime Cycles and Democratic Learning, la lezione si colloca nel quadro del Premio Balzan 2025, conferito a Ober per le scienze dell’antichità, nell’ambito «democrazia ateniese rivisitata». Il tema dell’apprendimento democratico appare, almeno nel titolo, in ideale continuità con la riflessione su democrazia e conoscenza sopra ricordata. Intervengono Christoph Riedweg, del Comitato Generale Premi Balzan, Damiano Palano, direttore di Polidemos, e Cinzia Bearzot, professore emerito di Storia greca dell’Università Cattolica.

 

Data

14 ottobre 2026

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