Università Cattolica del Sacro Cuore

2006 - Geografie del vestire

04 maggio 2006

Il 4 e 5 maggio 2006 si è svolto l'annuale convegno organizzato dal Centro Moda. Il titolo scelto per il 2006, Geografie del vestire, rimanda alla possibilità di comprendere, attraverso la ricostruzione delle forme del vestire, le testimonianze scritte e orali, la struttura e la stratificazione sociale. Nel corso della prima giornata, all'introduzione di Laura Bovone (Modacult), sono seguiti gli interventi di Louise Crewe (University of Nottingham, UK), Daniel Miller (University College, London, UK) e Karen Tranberg Hansen (Northwestern University, Illinois, USA). Hanno discusso Mario Maggioni (Università Cattolica), Emanuela Mora (Università Cattolica) e Giovanna Salvioni (Università Cattolica) . Nel pomeriggio si sono svolte in parallelo quattro sessioni rispettivamente chiamate, Mercato, Vita quotidiana e Immaginario.

La seconda giornata, nel corso della quale sono state presentate alcune ricerche significative aventi a tema la moda, è stata coordinata da Arturo Dell'Acqua Bellavitis (Politecnico di Milano) e conclusa da Guido Corbetta (Università Bocconi).

Programma del convegno

Ratio del convegno

L’antropologia e la sociologia della cultura ci insegnano che le forme del vestire rappresentano una componente fondamentale della vita di una società e della sua cultura: il ricostruirle, attraverso reperti materiali e testimonianze scritte o orali ci consente di comprendere la struttura e la stratificazione sociale, l’importanza di eventi ormai superati, alcuni confini tra vita pubblica e vita privata ecc. L’abbigliamento e le sue regole, dunque, fanno parte a pieno titolo della cultura materiale delle società del passato e di quelle contemporanee. In particolare, quel fenomeno vestimentario specifico che chiamiamo moda è una delle componenti peculiari della cultura materiale dell’Occidente. L’abbigliamento e la moda si distinguono proprio in quanto quest’ultima può essere considerata come un sistema dell’abbigliamento con una specifica logica interna, quella del cambiamento (Entwistle 2000, p. 44).
Oggi la moda è diffusa in ogni parte del mondo (almeno nei contesti urbani), intrecciata con le tradizioni e le pratiche locali. In tutti i contesti in cui essa si diffonde, porta con sé uno specifico mood culturale, che fa del cambiamento e dell’innovazione il motore e la ragione dell’agire, del produrre e del conoscere. Si delineano così complesse geografie del vestire, la cui esplorazione consente di avvicinarsi alle molteplici geografie culturali che caratterizzano il mondo globalizzato.

Da un lato, la diffusione della moda globale (del suo immaginario e dei suoi impianti industriali) in tutte le grandi città del mondo, corrisponde alla generalizzazione del modello economico, sociale e culturale occidentale, con tutte le conseguenze di ibridazione, meticciato, crossfertilization, ma anche neocolonialismo e omologazione che le scienze sociali hanno analizzato negli ultimi vent’anni.
Dall’altro, i modi in cui i mondi non occidentali assumono e aderiscono alla moda offrono a noi occidentali l’opportunità per guardare al modello di sviluppo delle nostre società con una prospettiva disincantata, divenendo capaci di riconoscere la contingenza e la storicità – e dunque l’arbitrarietà – della forma di modernità nella quale siamo cresciuti e che invece sembra essere la regola cui tutte le società si sforzano di corrispondere. Essi ci forniscono anche l’occasione per sperimentare usi dell’abbigliamento non previsti dai pur sofisticati immaginari confezionati dagli esperti del marketing e della pubblicità.

Infine, non va forse sottovalutato il fatto che nel processo di ibridazione globale tra valori, tradizioni e pratiche, la moda offre, a chi vive in contesti dove sussistono rituali pubblici – spesso di matrice religiosa – coinvolgenti e vincolanti, occasioni di confronto con comportamenti e stili alternativi a quelli socialmente accettati.
Le geografie del vestire investono dunque una pluralità di ambiti della vita sociale, da quello delle attività economiche, a quello delle pratiche della vita quotidiana, dagli spazi dell’immaginazione e della creatività a quelli più propriamente geografici, cui corrispondono organizzazioni sociali di diverso tipo.

Per meglio articolare la complessità di tali geografie, nel convegno sono previsti anche tre workshop di approfondimento, dedicati ciascuno a un ambito di vita sociale: il mercato, la vita quotidiana e gli immaginari.

LE CULTURE DELLA MODA