Università Cattolica del Sacro Cuore

Geografie della moda

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Libri

Il volume si interroga sulle nuove configurazioni di una geografia della moda, un settore dell'industria in cui l'intreccio tra globale e locale, tra territorio carico di identità e rete virtuale e internazionale costituisce la struttura stessa del sistema. La visione unilaterale della moda come di un fenomeno tipicamente occidentale risulta oggi praticamente insostenibile.

Lo spazio e il tempo sono sempre stati fondamentali per la moda. Per farla, seguirla e comprenderla, però, è sempre stato sufficiente affidarsi al prevedibile susseguirsi delle presentazioni e delle passerelle: collezione autunno-inverno, collezione primavera-estate. Lo show aveva luogo sempre negli stessi centri: Parigi, New York, Londra e Milano, città da cui le mode si diffondevano nel resto del mondo. Una geografia della moda, dunque, è stata superflua fino a poco tempo fa.
Da una ventina d'anni, però, le cose non stanno più così: la rivoluzione del fast fashion ha impresso un'accelerazione al sistema produttivo, che propone mini collezioni e flash di collezione ogni poche settimane; alle tradizionali capitali della moda si aggiungono nuove piazze, metropoli sparse in tutto il mondo, dove sono cresciute esperienze formative, nuovi distretti produttivi, grandi fiere internazionali. L'intensificazione dei canali comunicativi ha favorito la globalizzazione dei processi creativi, dell'organizzazione produttiva, delle pratiche di consumo; il turismo internazionale di massa e la crescita economica di alcuni grandi Paesi hanno creato nuovi circuiti di consumo e dunque nuovi mercati. La geografia della moda è in movimento.
Il volume si interroga sulle nuove configurazioni di una geografia della moda. Il titolo al plurale denuncia subito il presupposto: è indispensabile identificare diverse Geografie della moda. In termini spaziali è possibile riscoprire la materialità del corpo come terreno di partenza, da cui i simboli vestimentari traggono origine; d'altro canto la moda costituisce un settore dell'industria in cui l'intreccio tra globale e locale, tra territorio carico di identità e rete virtuale e internazionale costituisce la struttura stessa del sistema. Questo intreccio alimenta il mito della moda, soprattutto di quella italiana, legata al marchio d'origine territoriale. Muta anche l'immaginario della moda e i canali commerciali: temporary shop, epicentri, mercati delle megalopoli. La visione unilaterale della moda come di un fenomeno tipicamente occidentale risulta così praticamente insostenibile.

Emanuela Mora insegna Sociologia dei prodotti culturali e Consumi e cittadinanza in Europa nella Facoltà di Scienze politiche dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. È membro del Consiglio direttivo del Centro per lo studio della moda e della produzione culturale (Modacult) dell'Università Cattolica e del board scientifico del Consorzio interuniversitario Milano Fashion Institute. Si occupa di moda e di industria culturale. Tra le sue più recenti pubblicazioni ricordiamo Fare Moda (Bruno Mondadori, 2009).

Autore: Emanuela Mora

Collana: PRODURRE COMUNICAZIONE, CREARE CULTURA

Anno: 2010