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Giornale dei servizi ambientali
23 marzo 2012

Articolo pubblicato su GSA [Giornale dei servizi ambientali]

"Le atmosfere controllate: caratteristiche e applicazioni"


cesto del Caravaggio
06 marzo 2012

Arte e scienza: punti d’incontro di ieri e di oggi

Convegno [Museo Civico di Storia Naturale di Piacenza]


Biblioteca Vaticana
09 febbraio 2012

I biodeteriogeni nelle biblioteche: strategie di conservazione preventiva

Conferenza presso la Scuola di Biblioteconomia della Biblioteca Apostolica Vaticana [Roma, 17 gennaio 2012]




Il centro di ricerca

Presentazione

Il patrimonio culturale in genere, sia esso l’importante opera dell’artista del 1400 oppure il mobile antico di famiglia, è sottoposto a un degrado dovuto ad agenti fisici e ad agenti biotici.
Organismi dannosi quali tarli del legno, capricorni delle case, termiti, pesciolini d’argento, scarafaggi, pidocchi dei libri, tarme della lana e dei tappeti, dermestidi, muffe, funghi e batteri si sviluppano a spese dei beni culturali costituiti da legno, carta, tessuti, pelli, pellicce, cuoio, penne, piume ecc..
Pertanto musei, archivi pubblici e privati, biblioteche e dimore storiche che conservano opere d’arte, mobilio antico, volumi e documenti antichi, erbari, collezioni zoologiche ed etnoantropologiche, sono frequentati da tarli, tarme e non solo che, spesso, sfuggono al rilevamento, soprattutto all’inizio della loro comparsa. I danni che provocano sono, quindi, piuttosto gravi nella quasi totalità dei casi, proprio perché l’infestazione viene messa in risalto quando è già molto estesa.
Si pensi, per esempio, alle termiti che rifuggendo la luce, distruggono il legno dall’interno così che molte volte l’infestazione si manifesta con il collasso della struttura, ma anche tarli, tarme e pesciolini d’argento, ad esempio, preferiscono starsene annidati nel legno, nei tessuti, dietro agli scaffali o alle stampe; sfuggono, così, ad una ispezione poco accurata ma non per questo risparmiano le opere dai loro danni.
Il materiale a base organica di cui è costituito un bene culturale può essere utilizzato dagli insetti anche per la costruzione di nidi oppure per trovare riparo, così succede che vengano arrecati danni a materiali da specie che non se ne cibano e che, per personale inesperto, non dovrebbero neanche trovarsi in quel luogo.

La presenza di organismi dannosi (soprattutto tarli e dermestidi) al patrimonio culturale, nelle strutture che lo conservano, può comportare anche rischi per la salute umana, sia a carico del personale delle strutture stesse sia a carico di coloro che per diversi scopi fruiscono dell’opera d’arte. Allergie possono essere provocate da alcuni tipi di funghi e dai resti di insetti quali i Coleotteri Dermestidi, le blatte e i Tisanuri; punture più o meno fastidiose possono essere inflitte alle persone dagli Acari del genere Pyemotes e da Imenotteri del genere Scleroderma, i quali, seppur non direttamente dannosi ai beni culturali, sono ad essi associati in quanto parassiti di alcune specie dannose. Lo Scleroderma parassitizza, per esempio, i tarli del legno ed è piuttosto comune in ambienti con mobili infestati, anche nelle abitazioni.

Negli ultimi anni è in atto un cambiamento nel modo di pensare e affrontare la protezione dei beni culturali che si riassume nel concetto di “conservazione preventiva”.

La problematica, è di per sé complessa, e deve essere affrontata con un approccio globale che consideri aspetti molto diversi tra loro: condizioni ambientali, degrado biologico, inquinanti, illuminamento, solo per citarne alcuni. È impensabile reperire le competenze necessarie in una sola figura professionale per cui la protezione dei beni culturali deve essere affrontata in una prospettiva multidisciplinare che coinvolga professionisti diversi. L’entomologo, il patologo vegetale e il microbiologo sono figure essenziali per l’apporto di conoscenze specialistiche, generalmente non presenti tra coloro che si occupano di conservazione. Le specifiche competenze sono sostanziali per la messa a punto di piani di prevenzione ma anche per la valutazione e scelta degli interventi di difesa che, nonostante tutto, possano rendersi necessari su collezioni infestate. Insomma per tenere sotto controllo tarli del legno, capricorni delle case, termiti, pesciolini d’argento, scarafaggi, pidocchi dei libri, tarme della lana e dei tappeti, dermestidi, muffe, funghi e batteri, che si sviluppano a spese dei beni culturali, bisogna essere preparati e agire in équipe

Nell’ambito della conservazione e promozione del patrimonio culturale tutto quanto concerne il degrado operato dai tarli, tarme e simili viene, in genere, considerato come un male necessario che deve essere affrontato, di volta in volta, con interventi di difesa e di restauro, senza che venga posta alcuna attenzione all’approfondimento del problema al fine di arrivare a soluzioni preventive o tempestive che consentano di evitare danni seri.
Per questo si è sentita l’esigenza di istituire un Centro di ricerca universitario che potesse apportare conoscenze sui tarli e altri infestanti, frutto di ricerche mirate, informazioni e contributi anche pratici per la migliore gestione degli organismi dannosi.
Il "Centro per la Protezione dei Beni Culturali dagli Organismi dannosi" - CPBC è stato istituito nel 2005, dall'Università Cattolica del Sacro Cuore, su iniziativa della Facoltà di Agraria.
Il centro opera presso la sede della Facoltà di Agraria di Piacenza e, per l’esercizio delle sue attività, si avvale delle strutture di laboratorio e di ricerca dell'Istituto di Entomologia e Patologia vegetale.
Riunisce personale che si occupa di insetti, funghi e batteri che riguardano il patrimonio culturale.

Statuto del CPBC (26.56 KB)